Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

mentato della concezione hegeliana dello Stato etico e della dottrina dell ’ attività economica dello Stato di Lassalle: ne era sortita la visione di uno Stato agente esclusivo del benessere economico, unico regolatore della produzione. Si è combinato con il marxismo solo al principio di questo secolo, ma non nelle società industriali dell ’ occidente, per le quali il socialismo marxista era stato pensato, bensì nelle regioni orientali del pia neta, dove — come avrebbe scritto Gramsci a proposito degli avvenimenti del ’ 17 — “ lo Stato era tutto e la società civile an cora primordiale ” . Questa sorta di statalismo etico ed economico insieme ha seguito strade naturali quando, dopo la rivoluzione d ’ ottobre, si è propagato per l ’ oriente, come modello adattabile ai paesi che si emancipavano dal colonialismo ed ai quali l ’ eredità colo nialista aveva lasciato, assieme ad una società primordiale, una concentrata struttura di potere (paesi che con troppa disinvol tura vengono battezzati come “ regimi marxisti ” ). Ma altre sue strade si sono rivelate innaturali, in conflitto con il grado di svi luppo della società: ha provocato ripetute reazioni di rigetto quando è stato imposto, come è accaduto dopo la seconda guerra mondiale e gli accordi di Yalta, in società affacciate sull ’ occidente, dalla Polonia alla penisola balcanica. Solo chi confonde, arbitrariamente, il “ socialismo di Stato ” con il marxismo può parlare di fallimento di questo. Le catego rie del marxismo ci inducono, al contrario, a proseguire l ’ anali si del rapporto base-soprastruttura anche entro società che hanno abolito la proprietà privata dei mezzi di produzione, so stituendola con la proprietà statale. Sono categorie che ci per mettono, anche qui, di individuare nei rapporti di produzione (qui nella concentrazione della proprietà di uno Stato-partito) la causa determinante le condizioni di sviluppo della società. Solo da poco conosciamo nel testo integrale, tradotto in ita liano, il programma che Solidarnosc presentò a Danzica nell ’ ottobre dello scorso anno, due mesi prima della proclama zione dello stato di assedio e della interruzione della tormenta ta vicenda della libertà sindacale in Polonia. Molte cose colpi scono di questo documento. La prima, e più complessiva, constatazione è che l ’ ultimo atto programmatico del sindacato indipendente polacco è, nel le sue oltre 40 tesi, un vero e proprio programma costituziona le, che penetra ogni aspetto di quella società e getta le basi di una nuova costituzione polacca. Il che è solo la documentale e organica conferma di un dato che l ’ esperienza quotidiana aveva già dimostrato, ossia che Solidarnosc, nato come sindacato in dipendente, era via via diventato un partito politico, e sia pure un anomalo partito: tale per la globalità dei suoi obiettivi e per la universalità degli interessi rappresentati, ma non tale per gli strumenti di azione a sua disposizione, che restavano quelli di un sindacato, cioè il diritto di sciopero e la contrattazione. Una seconda constatazione, anch ’ essa d ’ insieme, è che que sto programma costituzionale, sebbene non adoperi mai la pa rola “ socialismo ” , è tutto articolato entro l ’ orizzonte ideale del socialismo, tutto teso a prefigurare l ’ immagine di un possibile socialismo diverso dal socialismo reale. La sua parola d ’ ordine è l ’ autogestione; la sua rivendicazione centrale è che, con l ’ au

Conclusione

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