Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

tocca a vedere a ognuno, a sentire a pochi. Ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu se ’ ; e quelli pochi non ardiscono opporsi all ’ opinione di molti che abbino la maestà dello stato che li difenda (...) perché el vulgo ne va sempre pre so con quello che pare e con lo evento della cosa; e nel mondo non è se non vulgo; e li pochi non ci hanno luogo quando li as sai hanno dove appoggiarsi ” 6 . In forme manieristiche, e succes sivamente barocche, la politica si presenta come arte teatrale, come “ dissimulazione onesta ” , un mestiere i cui segreti non vanno diffusi fra il volgo, per il quale vigono le regole dell ’ ap parenza. Guardato con l ’ ottica delle virtù tradizionali, dal bas so, l ’ agire politico si presenta come ipocrisia; guardato con l ’ ot tica della “ maestà dello Stato ” , dall ’ alto, esso non è che lo sfor zo del singolo di liberarsi dal passato, dalle sue accidentali ca ratteristiche psicologiche, private, per impersonare un ruolo collettivo, per obbedire a un ’ altra logica. Così quel che è lecito al principe, non è lecito al privato cittadino. Il discredito della morale è in relazione all ’ allargarsi e al rafforzarsi delle preroga tive dello Stato. Di fronte alla simulazione politica, all ’ arbitrio assolutistico, la coscienza morale tende a porsi come terreno di una verità non riconosciuta ufficialmente, di una giustizia an corata non più allo Stato ma alla natura o alla ragione, legata non alla volontà del singolo ma al consenso di tutti. Al mono polio sovrano della politica, alla pretesa di un singolo di stabili re per autorità indiscutibile il verò e il falso, il buono e il catti vo, il giusnaturalismo classico contrappone il contratto sociale, il mercato politico allargato virtualmente a tutti dove si scam biano e si negoziano ordine, obbedienza e consenso. In esso i sudditi esprimono la volontà di non cedere il loro consenso ra gionato per fiducia passiva o per paura, di non spogliarsi di tut ti i loro diritti, di non delegare il potere a qualcuno una volta per tutte. L ’ autorità non deriva più da una fonte segreta e inconsul tabile, da Dio, e i sovrani non ne sono più i naturali ed esclusivi depositari. Essa deriva dal popolo e può essere visibilmente fondata, contrattata, legittimata. Alla base del contratto socia le si pone un ideale di giustizia commutativa e di giustizia di stributiva'. non solo lo scambio politico deve essere equo (ai di ritti alienati devono corrispondere vantaggi proporzionali, quali protezione, ordine ecc.), ma i benefici e gli oneri della cooperazione sociale devono essere ripartiti in maniera tenden zialmente accettabile da tutti i contraenti. Il concetto di aliena zione è a questo proposito centrale e costituisce una cerniera fra individuo e Stato, fra etica e politica. E come tale è stato a lungo riconosciuto. Esso è legato sin dall ’ inizio alla nozione di proprietà e ne costituisce anzi il rovescio 7 . Posso alienare solo quanto mi appartiene, in primo luogo me stesso e i miei ‘ diritti ’ di cui sono padrone. Il problema che si pone è: perché e a quali condizioni devo privarmi dei miei diritti naturali? Ossia: quali sono i vantaggi di questo scambio e quali gli svantaggi? Al pari di ogni contratto privato, vi sono calcoli di convenienza, un da

per alienazione (apallotriosis) la dona zione e la vendita ” ; Digesto, 18, 1,67: Alienatio tum fit cum dominium ad alium transferimus.

6 N. M achiavelli , Il Principe, XVIII, p. 5. 7 Cfr. A rist ., Rhet., I, 5, 1361 a 22: “ La definizione della proprietà dei be ni è che dipende da noi l ’ alienarli (apallotriosai) oppure no; e intendo

14

Made with FlippingBook. PDF to flipbook with ease