Problemi della transizione 1982
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
una sua liberalizzazione che tenga conto non soltanto della funzione «reattiva» dei sistemi (biologici e sociali), ma anche della loro funzione «proattiva», cioè di attiva trasformazione e progettazione dell ’ ambiente, ben al di là di una semplice fi nalità di autostabilizzazione e di “ sopravvivenza ” 20 21 . 6. Alla luce di queste considerazioni è possibile una valu tazione conclusiva delle analisi politologiche del Welfare Sta te, che Luhmann ha recentemente elaborato in testi come Poli- tische Theorie im 'Wohlfahrtsstaat 11 e il Welfare State come problema politico e teorico 11 . È possibile, in particolare, de terminare con più precisione il rapporto fra analisi sistemica e dottrine neo-liberali e controllare qual è il sostegno teorico che la prima offre alle seconde sul tema cruciale della ingover nabilità delle democrazie occidentali. In linea generale ritengo che il «programma di ricerca» della sociologia sistemica — le sue assunzioni iniziali, le sue li nee argomentative, le sue diagnosi generali — vadano in dire zione opposta rispetto al revival neo-liberale contemporaneo. Il neo-liberalismo si presenta oggi come una riproposizione si ne glossa dell ’ individualismo classico, a livello etico, politico ed economico. Locke, Smith, Stuart Mill sono gli autori che ispirano direttamente l ’ ampia letteratura anglo-americana, va riamente riprodotta in Italia, relativa alla «crisi della demo crazia», al «fallimento dello Stato», alla insostituibilità etica, e non solo economica, del mercato. Una concezione individuali stica della società e della storia è, ad esempio, l ’ evidente nu cleo metafisico delle teorie neocontrattualistiche oggi ripropo ste negli Stati Uniti da accademici di prestigio come J. Rawls 23 o come R. Nozick 24 sulla base di una adozione appena sofisti cata di modelli e concetti giusnaturalistici, come quelli di «proprietà privata», di «contratto», di «giustizia», di «dignità della persona», etc. Altrettanto può dirsi della scuola (o della scolastica?) neo-popperiana italiana, che passando per Pop per, Feyerabend, J.C. Harsanyi e Hilary Putnam deduce dalla duplice crisi dell ’ empirismo logico e del marxismo il primato dell ’ etica e della soggettività morale nell ’ ambito delle scienze sociali 25 .
20 Mi riferisco ad autori come J. Monod, E. Jantsch, I. Prigogine. Cfr. G.F. L anzara , F. P ardi , L'interpre tazione della complessità, Napoli, Guida, 1980 e L. G allino , Perché l'Italia è ingovernabile, cit., p. 103. Richiamandosi ad autori come Atlan, Prigogine, Eigen e Jantsch, Gallino sostiene che i sistemi viventi trovano nel disordine generato dalla comples sità l ’ impulso e le risorse informazio- nali sufficienti per procedee a nuovi livelli di auto-organizzazione. L ’ au mento della complessità ridurrebbe pertanto la quantità di regolazione cui ogni unità sistemica deve essere sottoposta dall ’ esterno, anziché ac crescerla. Sul tema si veda inoltre: T. M aldonado , Politica e scienza delle decisioni: nuovi sviluppi della ricerca sistemica, in «Problemi della transi zione», 1980, n. 5, pp. 2-32. 21 Olzog Verlag, Miinchen-Wien,
1981. 22 Relazione al Convegno su Le tra sformazioni del Welfare State fra sto ria e prospezione del futuro, cit. 23 J. R awls , A Theory of Justice, Cambridge, Harvard University Press, 1971. Cfr. N. D aniels (a cura di), Reading Raivls, Oxford 1978. 24 R. N ozick , Anarchy, State and Utopia, Oxford 1974. 25 Mi riferisco a una serie di saggi apparsi su «Mondoperaio», a firma di M. Pera, G. Giorello, L. Pellicani, D. Antiseri, sui fondamenti episte mologici di una «società aperta», su «società aperta e governabilità», etc. (nn. 5, 6, 9-10 e 11 del 1981) e all ’ in tervista con H. Putnam curata da M. Mondadori e S. Morini su Scienza e mutamento sociale (ivi, n. 9-10, pp. 103-6). Sul sorprendente revival neo liberale anche all ’ interno della cultu
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