Problemi della transizione 1982
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
guale dei vantaggi e degli svantaggi entro i sistemi a capitali smo sviluppato, quei sistemi che proprio per risolvere il pro blema della diseguaglianza della distribuzione capitalistica — e dei conflitti e della instabilità sociale ad essa collegati — han no puntato su una espansione compensativa e regolativa dell ’ intervento dello Stato ed in alcuni casi hanno finito per renderne inefficace e talora persino controproducente l ’ inter vento. Se tutto questo è vero, non per questo si deve concludere, a mio parere, che l ’ analisi sistemica conduce necessariamente a soluzioni conservatrici 29 . Occorre, in altre parole, tenere di stinta la «Teoria generale dei sistemi» {Generai System Theo- ry) nella sua originaria concezione bertalanffiana e nei suoi sviluppi più ortodossi, dalla più generale e più libera ricerca sistemica sulla complessità organizzata («complessologia»). E occorre saper distinguere, all ’ interno della stessa sociologia luhmanniana — ispirata alla «Teoria generale dei sistemi» — fra l ’ apparato metodologico generale e le sue specifiche analisi del sistema politico moderno. Fra il primo e le seconde si in- travvedono elementi di discontinuità e di incongruenza, il chè consente in definitiva di assumere in termini doppiamente problematici il sostegno teorico che l ’ analisi sistemica del Wel- fare State elaborata da Luhmann intende fornire (o è in grado di fornire) alle posizioni neo-liberali. E qui sta il mio parziale dissenso dalle tesi di Giacomo Marramao, che ho ricordato all ’ inizio. Resta comunque vero che la «cultura di sinistra» ha non poco da apprendere da una analisi sistemica «liberalizzata» del sistema politico. La politologia progressista deve prendere atto, anzitutto, dell ’ esaurimento dell ’ aristotelismo e delle sue tardive riproposizioni rousseauiane ed hegeliane, e ciò deve comportare l ’ abbandono di ogni pretesa organicistica e statali stica di riforma globale del sistema sociale. Oltre a ciò, la consapevolezza dei limiti e dei rischi cui è sottoposta la democrazia moderna in condizioni di elevata complessità e differenziazione sociale può rappresentare un prezioso antidoto contro certa retorica di sinistra sul consenso e sulla partecipazione. Un consenso diffuso — la «lealtà di massa», nel linguaggio di Offe 30 — può essere anche l ’ indice di una crescente neutralità, indifferenza e incompetenza del pubblico nei confronti di un sistema politico monopolistico (e nello stesso tempo inefficiente'), non solo privo di alternative esterne, ma privo altresì di una sufficiente varietà di alternative ammesse al suo interno. Le tendenze «neo-assolutistiche» del sistema pluralistico dei partiti potrebbero essere assunte, non solo in Italia, come un indice significativo in questo senso. Analogamente l ’ equivalenza «più partecipazione = più de mocrazia» rischia di rivelarsi, ad una analisi ravvicinata, una vuota formula ideologica. Se partecipazione significa sempli cemente minimizzazione della centralità delle decisioni e inse
vista marxista ortodosso, si sostiene il carattere «di destra» dell ’ epistemo- logia sistemica e si denuncia il suo «formalismo», che del resto essa avrebbe in comune con l ’ intera «teo ria sociale contemporanea». 30 Cfr. W.D. N arr , C. O ffe , Wohl
fahrtsstaat und Massenloyalitàt,
Koln, 1975.
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