Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

terapeutico che si traduce in un riadattamento, nella possibili tà di curare disturbi e molto spesso nel ricondurre un indivi duo nell ’ ambito di ben oliati meccanismi sociali. Nel nostro ti po di società l ’ uso di psicofarmaci viene generalmente appro vato (al contrario di ciò che avviene per le droghe) in quanto comporta una riparazione di una parte dell ’ organismo sociale, la fine di un ’ estraneazione dell ’ individuo ed il ritorno all ’ attivi tà ed al lavoro. Tuttavia il confine tra droghe e psicofarmaci è alquanto vago, o almeno non così netto come lo si vorrebbe, cosicché è spesso difficile non considerare gli psicofarmaci co me vere e proprie droghe, cioè sostanze che modificano pro fondamente i processi mentali, l ’ emotività e l ’ affettività e che possono indurre uno stato di dipendenza nell ’ individuo che le assume, cioè spingerlo a ricercarle e ad aggrapparsi al loro uso come ad una sorta di salvagente chimico. In questo articolo si cercherà di differenziare tra quelli che sono gli aspetti negativi dell ’ uso di psicofarmaci, una vera e propria medicalizzazione del disagio sociale, e quelli che sono gli aspetti positivi di questi farmaci quando essi vengono pre scritti dal medico con capacità e prudenza in diverse forme di disturbi del comportamento. Gli psicofarmaci sono oggi il tipo di farmaco più venduto nei paesi occidentali ad alto livello tecnologico, non soltanto in quanto il loro largo uso è indice di uno stato di disagio so ciale ma anche perché sono stati proprio i progressi delle co noscenze scientifiche e tecnologiche degli ultimi cinquanta an ni a portare ad un enorme aumento del numero di psicofar maci disponibili e ad una diversificazione di migliaia di mole cole dotate di azioni più o meno selettive e disponibili per una serie di disturbi del carattere e della personalità: gli psicofar maci rappresentano quindi al tempo stesso un indice del disa gio della società tecnologica ed un prodotto di sofisticate ri cerche della farmacologia e della chimica terapeutica. E nel lontano 1862 che Adolf von Baeyer sintetizzava in Germania l ’ acido barbiturico, il capostipite degli ipnotici, i se dativi che inducono il sonno; tuttavia il primo barbiturico ad azione ipnotica, il Veronal, veniva introdotto in terapia agli inizi di questo secolo ed è tuttora in uso. Al Luminal, intro dotto nel 1912, seguivano numerosi altri barbiturici: ben 2.500 composti dotati di azione ipnotica venivano sintetizzati dall ’ industria negli anni seguenti e circa 60 vennero introdotti sul mercato; tuttavia ci si rese ben presto conto che questi far maci inducevano uno stato di dipendenza nei pazienti e che essi erano spesso dotati di notevole tossicità cosicché la ricerca farmaceutica si rivolse verso nuove molecole. La comparsa dei primi tranquillanti risale agli anni Cin quanta ed è legata alle ricerche di H. Laborit: questo ricerca tore stava sperimentando gli effetti di alcuni farmaci antista minici (antiallergici ed antiessudativi) nella terapia chirurgica ma ne intravvide subito le proprietà «secondarie» legate alla loro azione a livello cerebrale. In particolare uno di questi far maci, la prometazina, induceva nei pazienti sottoposti agli in terventi chirurgici uno stato di «quiete euforica». «Al contra rio della morfina — riferisce Laborit — che in molti pazienti suscita reazioni spiacevoli, i nostri pazienti appaiono calmi, alquanto sonnolenti, rilassati e sembrano riposati». Nel 1950

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