Problemi della transizione 1982
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
negli altri paesi europei. I dati più recenti (1980) indicano in fatti che l ’ Italia è al quinto posto nel mondo, insieme all ’ In ghilterra, per consumo di psicofarmaci, dopo gli Stati Uniti, Giappone, Germania e Francia: nel nostro paese vi sono inol tre netti divari tra regioni del nord e del sud: al primo posto sta infatti il nord e nell ’ ordine figurano Veneto (che è anche ai primi posti per l ’ uso di droghe pesanti), Lombardia, Liguria, Toscana e Piemonte. Il Lazio è al settimo posto dopo l ’ Emilia ed è seguito dalla Campania mentre nelle regioni del sud e del le isole il consumo è decisamente inferiore. L ’ aumento del consumo di psicofarmaci nei paesi indu strializzati risulta infine in maniera inequivocabile dalle cifre fornite dal Dipartimento della Sanità americano per lo scorso decennio; all ’ inizio degli anni Settanta le prescrizioni di Va lium — il tranquillante più diffuso — aumentavano al ritmo di sette milioni di ricette per anno mentre all ’ inizio degli anni Ottanta le ricette aumentavano al ritmo di dieci milioni all ’ an no: è stato calcolato che se questo incremento nella ricettazio ne manterrà lo stesso ritmo intorno all ’ anno 2000 tutti gli abi tanti degli Stati Uniti faranno uso di tranquillanti. Il consumo di psicofarmaci, ed in particolare di tranquil lanti, è quindi molto largo ed è connesso sia ad un effettivo disagio sociale che ad un ’ eccessiva tendenza da parte del medi co a prescriverli. Per quanto riguarda il primo aspetto diversi studi in proposito indicano come in effetti i segni di disagio individuale siano particolarmente elevati nelle regioni o città dove il lavoro è più stressante, e come in generale siano pro prio gli operai ad essere più soggetti a reazioni ansiose degli impiegati o dei professionisti. Ad esempio, una inchiesta con dotta a Londra nel 1975 ha dimostrato che circa un uomo su cinque ed una donna su tre aveva fatto ricorso ai tranquillan ti, sporadicamente o cronicamente, durante gli anni preceden ti. Nella donna la fascia di età in cui il ricorso agli ansiolitici era più elevato era quella che andava dai 25 ai 44 anni, l ’ età in cui i compiti domestici possono sommarsi a quelli del lavo ro o in cui la situazione di «donna di casa» viene vissuta con particolare disagio. La larga diffusione dei tranquillanti è senza dubbio indice di uno stato di disagio sociale ed anche di una intolleranza da parte della società odierna all ’ ansia e alle reazioni da stress: con ciò non si vuole negare l ’ esistenza di forme di ansia in al tre epoche storiche ma indicare come la pressione verso la competizione ed il lavoro da un lato e l ’ allentamento dei rap porti sociali dall ’ altro abbiano senza dubbio contribuito ad un aumento del disadattamento e dei comportamenti ansiosi così alla ricerca di rimedi farmacologici che non investono il pro blema di fondo, quello della qualità della vita.
Medicalizzazione del disagio sociale
Quali sono le responsabilità della classe medica nell ’ ecces- sivo consumo di psicofarmaci? In generale i medici hanno af frontato i problemi connessi con l ’ urbanizzazione, l ’ industria lizzazione tumultuosa ed il disagio sociale che ne deriva consi derandoli dal punto di vista del disadattamento del singolo in dividuo-paziente, in un ’ ottica prevalentemente biologica: è in
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