Problemi della transizione 1982

Psicofarmaci usi e abusi

altre parole portano ad una modificazione della rappresenta zione della realtà trasformando il nostro modo di pensare ed il nostro comportamento in maniera simile a ciò che fanno i mass-media che propongono una rappresentazione della realtà e modelli di comportamento che si impongono in quanto di vengono patrimonio di vasti strati della popolazione.

Organicismo ed ambien talismo

La diffusione indiscriminata di psicofarmaci, l ’ abuso, la tendenza a prescriverli con eccessiva facilità e superficialità rappresentano senza dubbio gli aspetti negativi di questi far maci e su questi aspetti molti si sono soffermati con analisi che privilegiano ottiche ed ideologie diverse: tuttavia l ’ indivi duarne solamente gli effetti negativi, il soffermarsi sulle com ponenti sociologiche della psicofarmacologia, costituisce an che il tipo di analisi più facile e scontata, soprattutto quando questa si sofferma sull ’ abuso e non considera l ’ uso, con una tendenza a rigettare in blocco un fenomeno nuovo che non viene compreso appieno in quanto per una comprensione del problema sono necessarie competenze tecniche che spesso, per carenze istituzionali o per pigrizia, non fanno parte del patri monio di molti psichiatri o operatori psichiatrici. In particolar modo in Italia si è venuta a creare una dicotomia tra organici smo ed ambientalismo che sta esercitando effetti deleteri sulla terapia dei disagi mentali. Volendo riassumere in brevi linee la situazione psichiatrica italiana si può dire che ad una fase caratterizzata dalla reclu sione e spersonalizzazione del malato, tipica della realtà psi chiatrica italiana fino agli anni Sessanta, si è opposto un mo vimento di psichiatri guidati da Basaglia, Risso e Pirella, per citare solo alcuni dei nomi più rilevanti, che hanno avuto il merito di indicare come il paziente psichiatrico non sia un «oggetto» o un mostro da esorcizzare ma un individuo che presenta dei comportamenti «al limite» o devianti, le cui sof ferenze profonde vanno comprese attraverso un dialogo che non si svolge nell ’ ambito della reclusione istituzionale. Di que sto discorso, che per la sua complessità non è possibile espor re in questo articolo 5 , numerosi operatori psichiatrici di nuo va formazione hanno inteso o voluto intendere soprattutto le parti più facili, spesso travisandole in modo superficiale: la malattia psichiatrica è stata globalmente negata, il termine di «malattia» è stato identificato con una etichetta essenzialmen te repressiva, l ’ intervento dell ’ operatore è stato prevalente mente considerato in rapporto alla sua opera di deistituziona lizzazione, gli interventi terapeutici sono stati spesso limitati a rapporti col paziente assolutamente privi di sitematicità ed af fidati a tecniche psicoterapiche piuttosto confuse. In sostanza, 5 Si veda ad es. R. J accard , La Fol lia, Zanichelli, Bologna, 1981.

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