Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

sia pure con notevoli semplificazioni, si sono costituiti due fronti quasi separati cui appartengono da un lato psichiatri di vecchia formazione, prevalentemente organicisti e dall ’ altro psichiatri di più recente formazione, coadiuvati da psicologi di formazione prevalentemente ambientalista e con forti propen sioni verso tecniche psicoterapiche. Nell ’ ambito di questo secondo gruppo non è sempre chia ro di quale tecniche psicoterapiche si parli. J. Parloff ne ha contate ben 140 nel 1975 senza che tutttavia esistesse un qual che tipo di valutazione su di ogni singola terapia. D ’ altronde a livello della stessa psicoanalisi vi sono state delle drastiche tra sformazioni concettuali: ne è esempio il fatto che Freud riser vasse la terapia psicanalitica al trattamento delle nevrosi men tre adesso numerose psicoterapie derivate dalla psicanalisi vengono adottate nel trattamento delle psicosi. Da parte di al cuni è stato teorizzato che esista una differente risposta al trattamento analitico ed a quello psicofarmacologico in sog getti nevrotici appartenenti a classi socioculturali diverse: la psicanalisi darebbe buoni risultati in soggetti colti e giovani, mentre ansiolitici ed antidepressivi darebbero ottimi risultati nelle nevrosi dei pazienti appartenenti alle classi socioculturali più basse. Senza voler entrare nel merito della validità di que sto studio — i cui risultati possono essere spiegati in base alle differenze nell ’ esprimere conflitti nevrotici sul piano verbale nelle classi considerate — , bisogna avanzare molte riserve sul l ’ accettazione acritica di queste conclusioni e sulle loro appli cazioni terapeutiche: esse infatti possono tradursi nella pratica in una situazione in cui se si è giovani, colti, ricchi e scarsa mente malati si può entrare in analisi, mentre se si è anziani, deculturizzati e poveri il rimedio di elezione sono il Valium ed il Serenase. Come altri hanno notato 6 la situazione italiana rispecchia questa bipartizione per classi sociali: negli ambienti ospedalie ri predomina il trattamento psicofarmacologico accompagna to da qualche timido tentativo psicoterapico mentre altri trat tamenti quali l ’ insulinoterapia e l ’ elettroshock sono in gran parte desueti: questi ultimi sono invece largamente adottati per le nevrosi depressive nelle case di cura private dove viene effettuata anche una calibrata terapia psicofarmacologica; alla psicoterapia viene invece lasciato campo libero negli ambula tori privati, come dimostra il fiorire di una miriade di centri psicoterapici condotti da operatori generalmente privi di co gnizioni biomediche e, molto spesso, di esperienze terapeuti che: la preclusione da parte di questi operatori nei riguardi de gli psicofarmaci trae molto spesso la sua origine, oltre che dal la mancanza di cognizioni specifiche, dalla necessità di accede re ad un settore ancora libero e non certamente privo di incenti vi economici. Con ciò non si vuole certamente affermare che vi siano forme di psicoterapia che si accompagnano a successi terapeu

6 V. R apisarda , M. N icolosi , A. V irzì , Gli psicofarmaci nell ’ ambito delle terapie psichiatriche, «Forma zione Psichiatrica», n. 3, luglio 1980.

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