Problemi della transizione 1982
Remota justitia
diranno: “ Dateci da mangiare, poiché coloro che ci hanno pro messo il fuoco dal cielo non ce l ’ hanno dato ” , e chiederanno non libertà, eguaglianza e fraternità ma “ miracolo, mistero e autorità ” . Qualora si pretenda di conciliarli fra loro o di appli carli su larga scala, ossia di politicizzarli, i valori supremi si di struggono reciprocamente e distruggono il mondo. Parafrasan do Kant: una società umana organizzata in istituzioni che fa cessero diventare morale anche la stirpe del diavolo sarebbe proprio per questo diabolica. La conclusione è che il meglio è nemico del bene e che i valori dello Stato assolutistico, dell ’ ^n- cien regime devono essere ripresi contro il moralismo rivoluzio nario in politica e contro le utopie di società perfetta. Una delle soluzioni a questi problemi che più ha segnato la nostra tradi zione culturale è stata quella di Hegel (diffusasi, in versione ita liana, in diverse ondate successive: Spaventa, De Sanctis, Cro ce, in parte Gramsci). La si può qui schematicamente riassume re nei termini seguenti: essa respinge l ’ identificazione della poli tica con la Moralitàt, ma considera lo Stato come forma più al ta dell ’ eticità, della Sittlichkeit, espressione più completa delle potenze etiche che legano gli uomini in comunità. Lo Stato eti co non pretende più — come in Rousseau — di conciliare pie namente l ’ interesse o l ’ utilità con la giustizia. Sa che la società è lacerata da conflitti (alcuni dei quali, prevedibilmente, saranno per lungo tempo insolubili), ma questi possono essere tenuti sotto il livello di guardia solo con un ’ estensione delle funzioni dello Stato stesso e con il suo costante ancorarsi alla razionalità e al consenso (Gesinnung) dei cittadini. L ’ opposizione fra lega lità e moralità può essere tolta e il potere delegittimante della moralità può essere diminuito, qualora lo Stato sia in grado di assorbire nel suo operare e nelle sue leggi quel tasso di raziona lità e di consenso che gli permette di superare elasticamente al cuni conflitti maggiori o di trasformarli addirittura in molle dello sviluppo. Lo Stato ridiventa classicamente etico, forma suprema della “ vita buona ” , ma non rinuncia al destino moder no della scissione e conserva diritto e moralità come sue pre messe. Esso non sorge più dal contratto sociale (che è per Hegel solo un istituto di diritto privato indebitamente esteso alla sfera pubblica), ed in questo senso è assoluto. La sua autorità non è negoziata con i cittadini, perché la sua stessa esistenza è il pre supposto dell ’ autonomia dei singoli e della società civile. Esso è tuttavia limitato non solo dagli altri Stati, dal suo essere im merso nell ’ “ oceano ” della storia del mondo, ma anche dallo spirito assoluto. Al di là dello Stato si innalzano infatti i domìni dell ’ arte, della religione e della filosofia, dove l ’ uomo moderno trova una “ soddisfazione ” più alta e più completa che non nell ’ ambito dello Stato. Dal punto di vista dello “ spirito assolu to ” , dunque, lo Stato ha un ’ importanza relativa. Questo sche ma di limitazione dello Stato da parte della storia del mondo e dello spirito assoluto sarà frainteso e stravolto dallo hegelismo successivo, che ingloberà spesso dentro lo Stato le forme dell ’ arte, della religione e della filosofia o creerà un sistema in equilibrio di “ distinti ” , in cui fra politica/economia e etica vi è reciproca autonomia, ma lo Stato è degradato a “ volizione del particolare ” , mentre l ’ etica ritorna ad essere staccata dalle isti tuzioni e diventa volizione dell ’ universale. Con Gentile, così, lo Stato etico è di nuovo assoluto, superiorem non recognoscens,
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