Problemi della transizione 1982

Insegnamento matematico

sendo, nel senso più lato, la scienza degli enti “ possibili ” senza contraddizione logica». E concludeva questo passaggio con una riflessione che dovrebbe far pensare certi epistemologi che proclamano il ruolo onnipotente delle teorie! Diceva il Fan- tappiè: «In fondo la scienza moderna, la parte della scienza moderna che ha avuto più successi nella conquista di nuove verità, e cioè la matematica e la fisica teorica (che è costruita soprattutto coi mezzi forniti dalla matematica), è ora molto più spirituale, è più mossa cioè dall ’ intelletto che dall ’ esperien za sensibile, la quale interviene solo come riprova delle sco perte fatte prima dall ’ intelletto» 2 . Se pertanto si è d ’ accordo sulla necessità di evitare cadute metafisiche così clamorose e inattendibili, s ’ impone allora il rispetto di una opportuna di stinzione fra «scienze formali» e «scienze reali», fra «creativi tà» matematica, sua «trasformabilità in abstracto» e «cono scenza empirica». E tutto questo nel quadro di un ’ assunzione fondamentale riguardante il carattere «interdisciplinare» di ogni «conoscenza reale». In questa direzione muove anche la considerazione distinta del ruolo dei «modelli matematici», «logici», da quello diver samente significativo ed incidente dei «modelli analogici», «teorici», dei «sistemi» in fisica e, più generalmente nelle scienze empiriche, sociali, compresa la linguistica «generati va» delle «lingue naturali». E infatti, nell ’ ambito delle scienze reali, la matematizza- zione produce modelli che devono non soltanto evidenziare la struttura logica delle teorie, ma potersi necessariamente coor dinare alle «situazioni concrete», alle «situazioni fisiche», alle «classi di procedure» che intervengono nella «misura», alle modalità di «controllo» delle teorie, ad una possibile valuta zione delle «devianze» fra modelli e situazioni reali. Queste distinzioni e cautele sono poi tanto più significative e rilevanti per chi voglia rigenerare l ’ epistemologia «materiali stica» (realistica), fin troppo compromessa da deviazioni ideo logizzanti; ma anche per coloro che stanno ideologizzando il pensiero di Popper! Si ha infatti l ’ impressione di assistere ad una complessa operazione che scopre in ritardo l ’ opera dell ’ eminente episte mologo austriaco, ma per compiere puntualmente forzature di vario segno sul suo pensiero socio-politico, nell ’ intenzione, forse, di una possibile restaurazione ideologica neo-liberista. E ciò finisce per oscurare il contributo autenticamente chiarificatore di Popper nei confronti delle concezioni «essen- zialistiche», «strumentaliste», nonché contro le ambiguità di una «logica dialettica» male intesa. E riconosciamo questo anche se abbiamo riserve rilevanti sulle interpretazioni popperiane del pensiero di alcuni classici (Platone, Hegel, Marx), sulla presunzione normativa della sua «Logik der Forschung», col suo esasperato «falsificazioni- mo», con le sue liberalità «congetturali», peraltro incapaci di

2 L. F antappiè , Metodologia e fun zione della matematica nello sviluppo generale della scienza, in AA.VV., Valore e metodo della scienza, a cura di F. Selvaggi, Coletti, Roma, p. 36.

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