Problemi della transizione 1982
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
riconoscere il processo «induttivo» che precede la formulazio ne delle «ipotesi» veramente incidenti nel processo scientifico. Eppure, nel dibattito contemporaneo, animato da nostri giovani studiosi, si incontrano non lievi forzature di alcune espressioni popperiane quando si afferma: «l ’ esperienza è teo ria», «il principio di falsificabilità opera tra teorie e non fra teoria ed esperienza» 3 . E tutto ciò infatti resta per lo meno equivoco se non viene reintegrato nel contesto del discorso originario di Popper. Si tratterebbe quantomeno di precisare che sono proprio le «falsificazioni» che registrano e indicano i punti di contatto con la «realtà» 4 . In sostanza, anche per il «razionalismo critico» di Popper non vi è «scienza reale» senza quel momento di «incidenza», di «copula» con la «realtà»; in altre parole, alle «congetture» teoriche verrebbero a mancare le informazioni di quel «mon do reale» che, per Popper, sta dietro i fenomeni. Senza presumere di poter affrontare un discorso impegna tivo sul problema filosofico della conoscenza «reale» e della sua «oggettività», crediamo corretto lasciare intravvedere un nostro orientamento in proposito e, in particolare, registrare alcune opinioni sulla conoscenza del «mondo fisico», sulle modalità di costruzione delle conoscenze oggettive in fisica. Cominciamo intanto col dire che l ’ esperimento di «valida- zione» empirica, il «controllo critico» di una teoria, non sono «verifiche» in senso classico e tanto meno saranno da intende re come l ’ «appello estremo», il «responso» di una natura già «data», «autonoma», «inesorabile». Chi si preoccupa di smentire siffatte concezioni sviluppa una polemica invero piuttosto arretrata! Einstein, quasi celiando, osservava saggiamente e malizio samente che l ’ esperimento «non dice mai “ sì ” a una teoria: nei casi più favorevoli risponde: “ forse ” ; nella stragrande maggio ranza dei casi, dice semplicemente “ no ” » 5 . Ma forse neanche Galilei ha mai pensato in quei termini delle sue «sensate esperienze», nonostante il suo platonismo e le sue assunzioni su una possibile conoscenza «assoluta». E altresì vero che Einstein pensava che quanto più le teorie diventano esaurienti, «meno abbiamo bisogno di conoscenze empiriche per definire quelle teorie» 6 ; ma le teorie di Einstein sono ben lungi dall ’ ignorare la realtà. Le sintesi teoriche ope rate da Riemann-Einstein respingono la natura assoluta della metrica pitagorico-euclidea e fanno dipendere la struttura del lo spazio, la sua geometria, la sua metrica, dalla distribuzione della materia. Non solo, ma proprio nella teoria della relativi tà sono stati particolarmente incidenti ruolo e interpretazione di alcune famose esperienze (Michelson-Morley, Fizeau, Lan- gevin). In definitiva, quello che nella fisica contemporanea appare inoppugnabile è il fatto che il processo che prepara, giustifica e interpreta la realtà sperimentale, è enormemente più condi
3 Si veda il volume: La razionalità scientifica. Raccolta di saggi a cura di U. C uri , Francisci Ed., Abano Ter me (Padova), 1978. 4 K. P opper , Scienza e filosofia, Ei naudi, Torino 1969, p. 42.
5 A. Einstein e il lato umano, Einau di, Torino 1980, p. 18. 6 Ibidem, p. 27.
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