Problemi della transizione 1982
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
mento all ’ immagine che se ne può dare secondo una «circola rità» sempre aperta, a volute per così dire elicoidali. Circolarità quindi di autoconferme, di autocorrezioni, di superamenti a diversi livelli della ricerca, della pratica osser- vativa, delle sintesi teoriche reali, che soltanto i «salti paradig matici» teorizzati da Kuhn potrebbero interrompere con pale si discontinuità. 13 4 . Per Kuhn infatti il processo di sviluppo delle teorie si pre senta discontinuo, con conseguenze inevitabili sul modo di in tendere il significato oggettivo delle conoscenze, il loro pro cesso di accumulazione. Non solo, ma per Kuhn le teorie han no un potere così invadente da determinare sia ciò che è osser vabile, sia ciò che si è osservato. Ecco che riproporre una pra tica non ideologizzata della dialettica realistica significa anche affidarle un ruolo nel demistificare la presunta, esclusiva, fun zione delle teorie nel processo costruttivo della conoscenza e della sua oggettività. Su questi problemi è del resto in atto una significativa po sizione critica che trova, ad esempio, nel «realismo pragmati sta» della Hesse un ’ espressione elaborata e coerente. Come già si ricordava, la sua ricerca è venuta chiarendo un ’ impor tante distinzione fra «teorie formali», «modelli concettuali», «modelli come analoghi materiali», in relazione al loro grado di predittività. Secondo la Hesse, il termine «modello materia le» sottolinea due fatti importanti: il loro carattere non sem plicemente euristico; la distinzione fra i «sistemi fisici, che co stituiscono degli analoghi dei sistemi che devono essere spie gati dalla teoria» e i modelli «puramente matematici o forma li, che sono generalmente descrizioni idealizzate dei dati e non fanno riferimento a nessun altro analogo fisico» 15 . Più generalmente i modelli possono quindi assolvere le se guenti funzioni: a) rendere intelligibili i concetti teorici e le leggi in termini più «familiari»; b) offrire una base per compiere inferenze analogiche e predizioni, a partire da sistemi fisici simili; c) consentire eventuali «estensioni metaforiche» di signifi cato per concetti «osservativi»; d) offrire dimostrazioni di possibilità di «esistenza» logica o fisica per enti o processi descritti dalla teoria. Così, i «modelli materiali» che soddisfano a tutte queste funzioni non hanno rilevanza soltanto sul piano euristico e, in ogni caso, il loro ruolo si precisa soltanto in relazione ad un contesto scientifico determinato, come del resto accade anche per gli altri.
13 K. P opper , Scienza e filosofia, cit., p. 41. 14 T.S. K uhn , La struttura delle ri voluzioni scientifiche, Einaudi, Tori no 1969. 15 M. H esse , Modelli e analogie nel
la scienza, Feltrinelli, Milano 1980, pp. 191, 192, 193.
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