Problemi della transizione 1982
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
metro supremo della condotta singola e collettiva; con Croce, invece, più gramscianamente teso alla conquista di una artico lata società civile, il momento statuale è solo uno dei fattori di equilibrio dell'intera compagine storico-sociale. 2. Nel disprezzo, molto hegeliano, di Marx contro il mo ralismo (la Moralitàt soggettiva delle buone intenzioni e della virtù che si oppone al corso del mondo) è forse opportuno co minciare a vedere un aspetto che rimane più in ombra e che cer to è da Marx trascurato. Si tratta della valutazione che Marx presenta dell ’ eticità, della Sittlichkeit, intesa come costume e agire incarnato nelle istituzioni. Al “ Machiavelli del proletaria to ” la morale è apparsa come un alibi, una rinuncia alla lotta collettiva organizzata, una forma sociale di ipocrisia. Egli si è scagliato contro i Soll-Satze, gli enunciati contenenti l ’ espres sione di un dovere morale 11, ed ha sostenuto che non bisogna dire agli uomini quello che devono {sollen} fare, ma renderli consapevoli di quello che effettivamente fanno e vogliono 12 . Per questo i comunisti non sostengono né l ’ egoismo contro l ’ al truismo, né l ’ altruismo contro l ’ egoismo: “ I comunisti non pre dicano in assoluto nessuna morale (...) Non pongono agli uo mini l ’ esigenza morale: amatevi l ’ un l ’ altro, non siate egoisti ecc.; essi sanno al contrario molto bene che l ’ egoismo, al pari del sacrificio, é, sotto determinati rapporti, una forma necessa ria di prevaricazione sugli individui ” 13 . In questo senso non vie ne accettata neppure la proposta, di origine giacobina, di tra sformare il bourgeois in citoyen, di far prevalere una morale collettivistica su una morale individualistica. Non si può esige re il sacrificio passivo degli individui. Eppure già il giovane Marx aveva avvertito come “ imperativo categorico ” quello di "rovesciare tutti i rapporti in cui l ’ uomo è un essere umiliato, asservito, abbandonato, disprezzato ” 14 . Si può dire che questa posizione sia stata rifiutata anche in seguito? Che il socialismo, per quanto scientifico, possa fare a meno, se non di una mora le, almeno di un ’ eticità? Non è forse possibile considerare II ca pitale anche come un grande trattato di giustizia commutativa, che parte dallo scambio iniquo di forza lavoro e di salario, per stabilire le condizioni di uno scambio equo, in cui il plus-valore accumulato non scompaia ma venga utilizzato a scopi sociali? Se lo sfruttamento non fosse anche eticamente ripugnante, cosa impedirebbe di preferire Sade o Malthus a Marx? È evidente però che non la semplice indignazione o la sola sofferenza dell ’ ingiustizia spingono a superare l ’ assetto capitalistico. “ Ma quale vinto / non lamenta l ’ ingiustizia? ” è detto nel Cid di
11 Cfr. K. M arx -F. E ngels , Die deutsche Ideologie , in K. M arx -F. E ngels , Werke, Berlin, 1953 ss. ( = MEW), Bd. 3, pp. 238-239 n. (passo cancellato nel manoscritto). 12 Cfr. K. M arx , Briefe aus den ‘ Deutsch-Franzòsischen Jarbuchern ” , ir. MEW, cit., Bd, 1, pp. 345-346. 13 K. M arx -F. E ngels , Die deutsche Ideologie , cit., p. 229. Cfr., per qual che ulteriore informazione, E. K a - menka , Thè Ethical Foundations of Marxism, London, 1962.
14 K. M arx , Zur Kritik der Hegel- schen Rechtsphilosophie. Einleitung, in MEW, cit., Bd. 1, p. 385.
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