Problemi della transizione 1982
Scienze, cultura e politica
politico non sia in grado di evitarle, ci si può anche sentire totalmente ed egoisticamente coinvolti: chi ha più tecnologia da salvare mette in gioco più tecnologia per difenderla, è una logica elementare ma rigorosa. Altro è, naturalmente, il principio. Con qualche so spetto, però: nessuno vorrà negare che le ca tastrofi naturali abbiano effetti confrontabili con quelli di conflitti di rilevanti proporzioni; dovrebbe mettere dunque conto di armarsi contro le catastrofi naturali, investendo som me ingenti anche nella ricerca e nella preven zione e protezione. Ma non sembra che sia questo il caso. Anzi, i passi più importanti della sismologia degli ultimi anni sono stati fatti a seguito della pressante necessità di regi strare gli esperimenti atomici sotterranei del «nemico» ideologico piuttosto che per capire i terremoti attribuibili a cause naturali. È per questo che, leggendo il pacato ed efficace li bro di base di Paolo Migliorini, Catastrofi na turali^ si ricava, come una sinopia nascosta, l ’ impressione che per tutti i governanti — di ogni statura e colore e civiltà — i cittadini sia no carne da cannone o da terremoto o da al luvione: che muoiano, a difesa del potere e senza intaccarne gli interessi! che non interfe riscano con le scelte economiche e produttive! saranno ripagati in moneta, ormai la più forte delle ragioni sociali, la carta filosofale dei no stri dolori. Ma che non pretendano di monta re igrometri o sismografi o computers, quan do già ci dissanguiamo in missili, testate e sa telliti di prodigiosa potenza, precisione e pun tualità (avrete notato che X può rispondere con legittimo orgoglio all ’ aggressione di Y en tro 3 minuti e 25 secondi: è questa, la pun tualità). Stando al libro di Migliorini, si capisce al volo che differenza passa tra l ’ efficienza mili tare e l ’ inefficienza civile: la burocrazia neces saria per spendere gli oltre 6.000 miliardi/an no della difesa è ridotta all ’ osso e, in buona parte, fuori controllo; la burocrazia coinvolta nell ’ amministrazione della protezione civile — dieci miliardi esclusi i pompieri — supera, per complessità e frazionamento, ogni immagina zione. Naturalmente, Migliorini si occupa so lo di questo secondo aspetto ma, insomma, fare un parallelo tra le spese militari e quelle civili è per lo meno istruttivo. Se sapessimo registrare nella giusta chiave la storia naturale dell ’ Italia che Migliorini racconta dovremmo concludere che il nostro paese è ininterrotta mente in guerra con l ’ instabilità del suolo e delle acque, che questa instabilità può contare
ce lo leggiamo tra amatori; mentre la sua de stinazione naturale sarebbero ministri, parla mentari, segretari di partito, storici, giornali sti, professori di economia, dirigenti indu striali, saggisti e conferenzieri, insegnanti di ogni ordine e grado, giovanotti tentati dalla mistica, contestatori a corto di contestazione, profeti di ciò che «occorre», propagandisti di imprecisati «modi nuovi» e così via. Le ulti me parole — non ancora famose — di Fieschi in questo libro sono: «evidentemente l ’ energia e le lacrime di Andromaca non sono grandez ze omogenee», il che ribadisce l ’ incompletez za dell ’ Homo attuale, massime di quel bel l ’ esemplare che è l ’ italiano medio (grazie alle inflessibili tradizioni scolastiche dei suoi pa dri). L'invenzione tecnologica è costruito come una guida per muoversi in un labirinto di pro blemi di cui i casi specifici sono soltanto esempi e non tappe: questo è facilmente pro vato dall ’ indipendenza dal tempo dei fenome ni generali di sviluppo (Gutenberg inventa la stampa a caratteri mobili in occidente, il fi nanziere Fust se ne appropria perché dispone di capitali, gli imitatori veneziani mandano avanti la cosa grazie ad una adeguata situa zione culturale — da confrontare con, per esempio, il trasferimento di invenzioni euro pee negli Stati Uniti ed il successivo sviluppo delle «imitazioni» in Giappone). È possibile trovare nel libro opinioni o risposte che ri guardano molti interrogativi «politici» chia ramente definiti: l ’ impiego di una invenzione è determinato dall ’ utilità o dal profitto? Un buon livello scientifico genera sempre uno svi luppo tecnologico significativo? Qual è il ruo lo degli incentivi governativi? tanto per fare qualche esempio. Un paragrafo, il 3.3., meri ta in questi mesi particolare attenzione; si in titola Tecnica e guerra e descrive minutamen te alcuni meccanismi di intervento degli scien ziati in ambito militare. Il lettore rifletterà sul fatto che, certamente, gli Stati Uniti sono una grande democrazia in cui anche le più ripro vevoli azioni militari vengono a galla; a diffe renza di altri paesi in cui il regime copre bru talmente ogni caso di coscienza ed ogni infor mazione inquietante. Ma il lettore non potrà risparmiarsi il dubbio che la pelosissima e pa triottica buona fede degli scienziati-armaioli sia un raffinato pezzo di propaganda. Da tra sferire all ’ estero, che ne so, ad Erice per esem pio. Certo, le guerre sono eventi catastrofici im mani e, partendo dal principio che il pensiero
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