Problemi della transizione 1982
Remota justitia
mini, una volta abolite le classi e dimenticati i loro effetti. Nascono in tal modo atteggiamenti tragici, contraddittori, che i giacobini avevano conosciuto: essere inesorabili per poter es sere pietosi, servirsi della violenza per sopprimere ogni violen za, opporre duramente gli interessi e i valori della propria clas se agli altri per poterli in seguito abolire. La morale di classe di venta una rigida morale provvisoria in cammino verso una mo rale definitiva e universale, una morale particolare che rifiuta per il momento di diventare “ universabilizzabile ” . Una morale di guerra, da anni di piombo, che tende quasi spontaneamente a privilegiare (come in ogni massa organizzata, quale l ’ esercito o la Chiesa) il momento gerarchico e i valori collettivistici. Il sacrificio, negato da Marx e da Engels ne L'ideologia tedesca, diventa nuovamente necessario. Lo sviluppo dell ’ individualità è rinviato alla società senza classi, quando si assisterà alla cre scita lussureggiante delle capacità umane, che sono marxiana mente fine a se stesse 18 e ci si accorgerà che il comuniSmo non è eguaglianza come appiattimento delle facoltà dei singoli, ma estrema differenziazione: sono state piuttosto le società di clas se a livellare gli uomini nell ’ utilizzazione delle loro disposizio ni; sono stati il bisogno, lo sfruttamento, la divisione esaspera ta del lavoro a comprimere le diversità latenti, a ingabbiarle en tro schemi rigidi di umanità. Di conseguenza, l ’ etica sostenuta nella fase della lotta di classe è un ’ etica parziale, che, per questo aspetto, ricorda le po sizioni sofistiche di un Callide o di un Trasimaco, quali ci sono state tramandate da Platone. Come per Trasimaco, ad esem pio, giusto è ciò che piace al più forte, ossia ciò che è nell ’ inte resse di un determinato gruppo o di determinati individui, così per Lenin giusto è ciò che è nell ’ interesse del proletariato, ma anche, contemporaneamente, ciò che contribuisce al mutamen to, che conduce alla scomparsa delle classi: “ Diciamo ‘ etico ’ ciò che serve alla distruzione dell ’ antica società degli sfruttatori e all ’ unione di tutti i lavoratori attorno al proletariato (...) La ba se dell ’ eticità comunista è la lotta per il consolidamento e il per fezionamento del comuniSmo ” 19 . L ’ eticità è dapprima subordi nata all ’ interesse della lotta di classe proletaria. Ma chi stabili rà — soprattutto nell'era di Stalin — qual è questo interesse? Quali saranno, di volta in volta, gli imperativi categorici o, me glio, le parole d ’ ordine? Attraverso il Me-ti. Libro delle svolte di Brecht questo problema si capisce meglio. È presente anche in esso il disprezzo verso la morale e i Soll-Sàtze: “ Ci sono po che occupazioni, disse Me-ti, che danneggiano la morale di un uomo quanto l ’ occuparsi di morale. Sento dire: Bisogna amare la verità, bisogna mantenere le promesse fatte, bisogna lottare per il bene. Ma gli alberi non dicono: Bisogna essere verdi, bi sogna lasciar cadere verticalmente i frutti al suolo, bisogna fru sciare con le foglie quando ci passa il vento ” 20 . E ciò significa per Brecht non solo, come è detto nei Dialoghi dei profughi, Tesser contrario “ a mettere ordine in un porcile ” (quello della
18 Cfr. K. M arx , Das Kapital, in MEW, cit. , Bd. 25, p. 828, trad. it. Il Capitale, Roma, 1956, voi. Ili, 3, p. 231. 19 V.I. L enin , 1 compiti delle asso ciazioni giovanili (1920), in Opere complete, Roma, 1967, voi. 31, pp.
278, 280 (ho modificato lievemente la traduzione). 20 B. B recht , Me-ti. Buch der Wen- dungen, Frankfurt a.M., 1965, trad. it. Me-ti. Libro delle svolte, Torino, 1970, p. 98.
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