Problemi della transizione 1982
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
tria, partito, classe, Chiesa, tradizione) hanno perduto il loro monopolio e devono fare i conti con concezioni rivali? Forse perché il pathos per i valori collettivi si è affievolito e ritornano in superficie esigenze private prima disattese o compresse? Si riproduce una nuova scissione fra Moralitàt e Sittlichkeitì Più semplicemente e più cautamente — per evitare generalizza zioni indebite e diagnosi affrettate — si può affermare che il precedente rapporto fra etica e politica, di pretesa completa su bordinazione dell ’ etica alla politica, del singolo al partito, alla Patria o allo Stato, si è modificato e allentato. Le esigenze anti politiche, anti-stataliste si sono condensate in una rivendicazio ne di relativa indipendenza da leggi generali dettate dall ’ alto. Ma non bisognerebbe fermarsi a questi fenomeni di superficie, agli aspetti più evidenti e macroscopici. Certamente il rapporto fra valori etici e politici cambia perché mutato è il ruolo dei col lettivi, ma tale cambiamento è più vischioso e complesso di quanto sembri, assume coloriture locali diverse e non si svilup pa dappertutto con gli stessi ritmi. Un rinnovato interesse per l ’ etica non ha sempre lo stesso segno: può significare ripulsa della dimensione politica, richiesta di ridurre i poteri dello Sta to, difesa di “ diritti naturali inalienabili ” , ma anche, più sem plicemente richieste di ripensare i problemi, rettificazione dei confini fra i vari domini dell ’ esistenza, trasformazioni che coin volgono tanto le strutture politico-istituzionali, l ’ ordinamento giuridico, la sfera pubblica, quanto il costume, la percezione delle norme, i rapporti personali. Sembra a molti che si stia dif fondendo, nei paesi dotati di un relativo benessere, l ’ immorali smo o V edonismo di massa. Una volta l ’ immoralismo era patri monio di ristretti circoli intellettuali, come quello di Bloomsbu- ry (anche se in realtà significava sostituire un codice etico con un altro): “ Noi rifiutavamo la responsabilità personale in noi di obbedire a regole generali. Noi reclamavamo il diritto a giudi care ogni caso individuale secondo i suoi meriti, e la saggezza, l ’ esperienza e l ’ autocontrollo a farlo con successo (...) Noi ri fiutavamo completamente le morali basate sul costume, le con venzioni e la saggezza tradizionale. Noi eravamo, bisogna dir lo, immoralisti in senso stretto ” 28 . Le virtù del rigore, dell ’ one stà, della morigeratezza, del risparmio — si sostiene — , che avevano caratterizzato non solo lo “ spirito del capitalismo ” , ma anche, seppur coercitivamente, l ’ etica delle classi subalter ne, sono ovunque cadute in discredito e la volontà di godere e di non pensare al domani ha contagiato tutti. Anche qui occor re diffidare di tali semplificazioni e cercare di capire quel che è successo con un maggiore afflusso e redistribuzione di ricchez za in alcuni paesi negli ultimi decenni e cosa potrebbe succedere qualora la situazione cambiasse. Quel che è certo è che i codici di condotta etici in precedenza separati da barriere di classe o da distanze geografiche e culturali si sono incontrati, mescola ti, sono entrati in collisione senza trovare autorità superiori che possano efficacemente fonderli o giustificarli. La tradizione, di 28 J.M. K eynes , T u / o Memories:
Dr. Melchior; a Defeated Enemy and My Early Beliefs, London, 1949, pp. 97-98.
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