Problemi della transizione 1982

Remota justitia

venuta labile, non li legittima più a pieno; i conflitti fra metri di condotta diversi non possono venire argomentati e spiegati con evidenza; i mutamenti, troppo rapidi, non favoriscono un radi camento e un acclimatamento delle norme. Si manifestano così fenomeni di disorientamento etico, che chiariscono in parte an che i motivi del ripudio dell ’ etica, l ’ adeguamento all ’ ordine vi gente, il sorgere di innumerevoli morali private, personali, la dipendenza (o eterodirezione) da obbligazioni vere o presunte fabbricate da altri, l ’ importanza politica del controllo dei mezzi di comunicazione di massa, che surrogano in buona misura, orientando ogni giorno sugli eventi, il bisogno, in precedenza vivo, di norme stabili. E evidente che tale situazione non si può cancellare, che non si devono sognare restaurazioni immaginarie di codici etici rigorosi e precisi, né trionfali ritorni della coscienza morale li bera da condizionamenti esterni e capace di promulgare una le gislazione universale dell ’ agire. Ma basterà contentarsi, come suggeriva Cartesio, di seguire quelle regole consuetudinarie che si succhiano con il latte della nutrice? Rinunciare a dirigere con cognizione di causa la propria vita? Siamo davvero in un mon do così insensato, ‘ politeistico ’ , che rende impossibile ogni con dotta etica ragionevole e giustificabile? In fondo si perde spesso di vista il fatto che la morale ha rapporto non con valori evane scenti o con il vuoto pneumatico della ‘ coscienza ’ , ma con le de liberazioni e le scelte, con criteri dotati di senso, giacché, con tro Weber o contro alcune sue interpretazioni, si deve dire che il “ politeismo dei valori ” non è affatto assoluto. I “ valori ” non stanno a disposizione del soggetto agente come in un campio nario da cui si può scegliere indifferentemente l ’ uno o l ’ altro, ma appaiono sempre in un contesto storico-sociale preciso, con vincoli e limitazioni. L ’ agente morale non parte mai da zero, da un ventaglio infinito di possibili, ma da scelte determinate, da alternative specifiche, da conflitti che hanno senso. È sufficien te il disincanto, V Entzauberung o demagizzazione del mondo, oppure il declino delle religioni, per privare di senso l ’ agire mo rale? O ancora: bisognerà attendere il nascere di una società pacificata per avere finalmente regole di condotta (e intanto se guire conformisticamente le maggioranze)? Oggi le esigenze morali, tuttavia, cacciate dalla porta, sembrano rientrare dalla finestra e questo sintomo è da prendere sul serio. Il partito dai mille occhi, la Chiesa e la tradizione non sono più in grado di assicurare una direzione sicura all ’ agire individuale, di sottrar re in gran parte al singolo il peso delle scelte: ma la precettisti ca, la casistica, le scelte emotive o casuali non soddisfano. Biso gnerà parlare nuovamente di morale 29 ? E questo proprio nel momento in cui, con la risorta fortuna di Nietzsche e di Hei degger, sembrano ulteriormente indebolite tutte le discussioni sull ’ etica? In cui, a livello mondiale, si assiste a un ritorno in grande della Realpolitik e si fa scempio ogni giorno dei cosid detti “ diritti umani ” ?

29 Cfr. E. W eil , Fraudra-t-il de nou- veau parler de morale? , in AA.VV Savoir, faire, ésperer. Les limites de la raison, Bruxelles, 1976, voi. I, pp. 265-284. Cfr. anche E. W eil , Philo- sophie morale, Paris, 1969 2, passim.

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