Problemi della transizione 1982
Remota justitia
rate ” 40 . Egli distrugge sia i diritti degli individui, sia la natura universale della legge, a favore di numerose leggi particolari che hanno il carattere di privilegi e di atti arbitrari. Con lui, ve ramente, si ritorna alla posizione di Trasimaco: giusto è ciò che piace al più forte, è ciò che stabilisce chi ha il potere. Siamo in piena ingiustizia: con terminologia aristotelica nell ’ ingiustizia per difetto, nella discriminazione , nell ’ arbitrio, in contrapposi zione all ’ ingiustizia per eccesso di giustizia, al livellamento. Giustizia, infatti, non è né trattare tutti come diseguali, né trat tarli astrattamente come eguali, né attribuzione arbitraria di vantaggi e di oneri, né appiattimento di tutti. È anch ’ essa “ poli fonia di un unisono ” , rapporto, proporzione da trovare. Non proporzione però in senso patriarcale, partium aequa librario, sul modello del padre di famiglia o del sovrano che, dall ’ alto, inappellabilmente, senza discussione o consultazione, versa nel piatto di ciascuno la “ sua porzione di punizioni o la sua quota di beni sociali ” 41 , bensì proporzione da trovare insieme, “ giu stizia dal basso ” , fine dello sfruttamento e edificazione di una società senza classi. La tensione utopica del pensiero di Bloch non intende cancellare la storia, anche se l ’ avvento della giusti zia nella società comunista assume in lui le risonanze messiani che di un ’ attesa finalmente soddisfatta. Ma i princìpi del diritto naturale, la dignità e la giustizia sono fondabili storicamente, seppure in una storia che sembra perdere i suoi caratteri di opa cità e di violenza nel regnum hominis dell ’ “ utopia concreta ” di una società senza classi? Possono coesistere giusnaturalismo e storia, giusnaturalismo e utopia? 2. Il libro di Rawls (che ha le sue premesse nell ’ articolo ]u- stice as Fairness del 1958 e la sua revisione critica da parte dell ’ autore in saggi recenti) 42 si sviluppa in relazione a questio ni diverse, a esigenze poste da una società relativamente ricca, come quella americana, e in polemica contro tradizioni utilita ristiche o forme di individualismo possessivo ancora diffuse. Non ho qui intenzione di procedere a paragoni storici o di con ciliare posizioni così distanti. Il confronto ha tuttavia un senso, non solo perché consente di vedere come — in ambiti politici e geografici tanto diversi — si possa ancor oggi far ricorso a mo duli giusnaturalistici per risolvere difficoltà e problemi attuali, ma anche perché permette di porre in evidenza un problema cruciale, quello della sottrazione allo scambio di qualche bene, sia esso la dignità o la libertà. La domanda principale è in Rawls: esistono criteri per giudicare se una società è giusta, e se sì quali sono? Come potrebbe ciascuno raffigurarsi una società
40 E. B loch , Naturrecht und men- schliche Wùrde, cit., p. 173. 41 Ibid., p. 228. 42 Cfr. J. R awls , Justice as Fairness, in “ Thè Philosophical Review, LXVII (1958), trad. it. Giustizia come equi tà, in Le ragioni della giustizia, nu mero 65-66 della “ Biblioteca della Li bertà ”, XIV (1977), pp. 25-44. (L ’ in tero fascicolo è dedicato al pensiero di Rawls); I d ., A Kantian Concep- tion of Equality, in “ Thè Cambridge Review ” , February 1975, pp. 94-99; I d ., Kantian Constructivism in Mo
ral Theory. Rational and Full Auto- nomy, in “ Thè Journal of Philosophy ” , LXXVII (1980), pp. 515-572.
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