Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

in cui anche il più sfavorito possa ottenere il massimo dei van taggi? I fronti della polemica, esplicita o implicita, di Rawls so no molti e servono a delimitare esattamente la pars construens delle sue proposte. Intanto è implicito il rifiuto del weberiano politeismo dei valori e di ogni forma di relativismo etico. Gli uomini possono per Rawls accordarsi su ciò che è giusto, legi ferare razionalmente sui valori. La “ posizione originaria ” non è semplicemente il tradizionale passaggio dallo stato di natura a quello civile, ma il terreno ideale su cui bisogna porsi — come individui egoistici, ma razionali, non invidiosi e non privilegiati — per stabilire i criteri di una società giusta. La giustizia, a sua volta, si può considerare il luogo in cui egoismo e razionalità derivante da un accordo coincidono, proporzione fra la classi ca “ volontà costante di attribuire a ciascuno il suo ” e la moder na volontà generale che distribuisce i beni primari ottenuti me diante la cooperazione. Contro Olson e Arrow, Rawls sembra infatti avere l ’ intenzione di reintrodurre decisamente il concetto di bene comune e, andando ancora più indietro nella tradizione teorica, quello di una gerarchia verticale dei beni che contrasta di nuovo con ogni politeismo dei valori o con ogni decisioni smo che ponga i valori sullo stesso piano. Olson ha negato alla radice la grande nozione politica che esista un interesse genera le e il suo corrispettivo etico, che esista un bene comune, valido per tutti. Egli ha argomentato, citando Aristotele, che i piccoli gruppi sono qualitativamente diversi dai grandi, e che solo i primi possono raggiungere mète comuni, forme di reale solida rietà. Quando si arriva ai secondi, la tendenza è invece di vole re i vantaggi che derivano dall ’ adesione a un gruppo o a una co munità, ma di evitare gli oneri corrispondenti. Per raggiungere un bene pubblico, ci vorrebbero degli incentivi distinti e seletti vi, per ciascun individuo, ciò che non è realizzabile. Del resto, gli individui attivi, capaci di prendere decisioni di rilievo gene rale sono sempre pochissimi 43 . Per Arrow, data l ’ impossibilità di passare dalla razionalità individuale (la sola ammessa al li vello dell ’ “ individualismo metodologico ” ) a quella collettiva, che appare abbandonata al caso o alla violenza, solo il potere è in grado di regolare la vita e le scelte sociali: “ se escludiamo la possibilità di confronti interpersonali di utilità, i soli metodi per passare dai gusti individuali a preferenze sociali che siano soddisfacenti e siano definite per una vasta gamma di gruppi di gradazioni individuali sono imposti o dittatoriali ” 44 . Un altro corollario di tale teorema, formulato da Hirschmann, è che l ’ agire collettivo è sostanzialmente regolato da fattori emotivi, di lealtà o rifiuto di lealtà o disaffezione rispetto ai propri grup pi di riferimento, ma non da criteri razionali 45 . Si ritorna, in al tre vesti, a una logica gregaria, valida tanto per i clienti di un supermercato che per le grandi organizzazioni politiche. Sullo stesso piano delle motivazioni affettive, e con notevole acume, si pone nell ’ analisi de\V autorità Richard Sennett, che pensa di dedicare un prossimo libro alla fratellanza 46 . L ’ autorità è un

43 Cfr. M. O lson , Thè Logic ofCol- lective Action. Public Goods and thè Theory of Groups, Cambridge, Mass., 1965. 44 K.J. A rrow , A Difficult in thè Concept of Social Welfare, in “ Jour

nal of Politicai Economy ” , LXVI (1950), pp. 328 sgg. Cfr., per la ri proposizione dello stesso concetto, il più recente K.J. A rrow , Thè Limits of Organization, New York, 1974, p. 25.

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