Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

zarlo ’ ? In altre parole, come è giustificabile l ’ ordine lessicogra fico in Rawls o il primato della dignità umana o, in campi av versi, il primato dell ’ autorità dello Stato? È ben vero che per tutti i giusnaturalisti storia e natura sono anche il regno dell ’ accidentalità e che la ragione non può giudi care se è priva di un metro rigido, il quale non può ricavarsi dalla varietà e dalla mutevolezza degli eventi storici e naturali. Ma questo metro rigido, qualora non sia un ’ idea innata, da co sa è ricavato, seppur con elaborazioni complesse e non come ri flesso di situazioni puntuali, se non da concezioni storicamente maturate in rapporto a costellazioni di problemi precisi e par zialmente, ma continuamente, mutevoli? L ’ esigenza giusnatu ralistica o “ costruttivistica ” 57 è molto seria e sensata, è quella di impedire che in nome della storia o della natura: a) si cada nel relativismo etico; b) si giustifichi il privilegio e lo status quo; c) si permetta a qualcuno di ergersi a interprete della presunta vo lontà della storia (ad esempio Stalin) o della natura (ad esempio Hitler, con il mito della razza). Il relativismo etico fu appunto il pericolo che il giusnaturalismo seicentesco cercò di bloccare. Quando Pascal sosteneva che la giurisprudenza cambia con le latitudini o che la giustizia varia da una sponda all ’ altra di un fiume 58 esprimeva un ’ opinione che la letteratura di viaggi ave va abbondantemente suffragata. Trovare razionalmente nella natura più profonda dell ’ uomo i suoi diritti, in ogni latitudine e in ogni tempo, fu la risposta dei giusnaturalisti. Ma esiste vera mente una natura umana metastorica, non manipolabile, in corruttibile, un elemento non storicizzabile negli individui? O non si vuol piuttosto fare un discorso prescrittivo, esprimere la costante e ferma volontà che i “ diritti umani ” non debbano essere conculcati? La soluzione più convincente che il pensiero giusnaturalista ha dato a questo dilemma è la seconda. È razio nale volere che, artificialmente, gli uomini vengano trattati co me possessori di diritti fondamentali ed inalienabili e che l ’ as setto sociale venga giudicato sulla capacità o meno di garantire e di espandere tali diritti. Giusta è così quella società alla cui base sta il rispetto dei diritti dei singoli, rispetto che coincide con lo sviluppo dell ’ insieme. Il contratto sociale ha il senso di stabilire le modalità di un accordo razionale reciproco fra le vo lontà dei singoli contraenti. In questo modo però — e qui sia mo al centro delle argomentazioni di Rawls — i criteri della giustizia non sono rigide leggi naturali, inesorabili, oggettiva mente cogenti, ma il risultato di un possibile accordo razionale, di un consenso ragionato. Sono fuori della storia o dell ’ acci dentalità naturale solo in quanto si dovrà prescindere dai con dizionamenti dell ’ esistente per giudicare se qualcosa è giusto o no (così come il fisico prescinde dall ’ attrito reale per stabilire le leggi del movimento). Il problema è dunque risolto? No, sem brerebbe soltanto spostato. Un accordo razionale sulla giusti zia può infatti prescindere dalla diversità infinita delle situazio ni e codificarsi in princìpi universali? Non è allora più realistica

57 Cfr. J. R awls , Kantian Construc- tivism in Moral Theory. Rational and Fui! Autonomy, cit. 58 Cfr. B. P ascal , Pensées, n. 294, Brunschvicg, trad. it., Pensieri, Tori no, 1967, n. 301, p. 133: “ (...) nulla

si vede di giusto o di ingiusto che non muti qualità col mutare del clima. Tre gradi di latitudine sovvertono tutta la giurisprudenza; un meridiano decide della verità; nel giro di pochi anni le leggi fondamentali cambiano;

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