Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

manda «se potrebbe essere diversamente» perché del resto non sempra «che ci sia altro». Omoge neità del paesaggio sociale che si rivela essere così all ’ inizio di un adattamento «miracoloso» alla posizione occupata («questo non ci dava affatto fastidio»). Inversamente, dall ’ aprirsi del paesaggio socia le (ovvero dal riconoscimento di posizioni diffe renti nello spazio sociale, o in altri termini, dal confronto con «il mondo degli altri») procedono: il riconoscimento delle gerarchie sociali, le classi ficazioni e le autoclassifìcazioni della posizione occupata in quelle gerarchie (nel caso presente in basso) e la conversione del rapporto dell ’ agente con la posizione che egli occupa: all ’ «è così», senz ’ altri commenti, si sostituisce un «è così», ovvero «di sotto», «in basso», poiché c ’ è un «di sotto» e «un di sopra». Il «questo non ci dava fa stidio» diventa allora infelicità, umiliazione, ri volta. Se l ’ aprirsi del paesaggio sociale è all ’ origine delle classificazioni e delle auto-classificazioni, il paesaggio sociale dei giovani venuti dalle classi subalterne 19 20 è prima di tutto un paesaggio socia le cloisonné e relativamente omogeneo. Così, l ’ esperienza stessa dell ’ inchiesta sociologica nell ’ ambiente operaio rivela in primo luogo una divisione sociale (salvo eccezione) completamen te ermetica, che separa il sociologo dal giovane operaio. Se il paesaggio sociale del sociologo contiene un ’ immagine virtuale del mondo ope raio, esso non contiene quasi mai questo o quell ’ operaio reale. Al contrario, il paesaggio so ciale dell ’ operaio non contiene neppure, nella maggior parte dei casi, un ’ immagine virtuale del sociologo. L ’ «ologo» del sociologo, lo rende tutt ’ al più simile all ’ immagine virtuale degli psico o degli arche-ologi ascoltati alla radio o in travisti alla televisione. Se è così, è perché il «paesaggio sociale» di questo o quell ’ agente non è per nulla aleatorio, ma legato prima di tutto alla posizione occupata nella divisione del lavo ro. A una certa posizione nella divisione del la voro sono tendenzialmente legati una certa loca lizzazione spaziale («Si raggruppano tutti coloro che sono della bassa società nelle classi HLM»), un certo capitale di relazioni sociali («Non cono sco che me stesso, i miei amici e la mia fami glia»), certe possibilità obiettive di mobilità geo grafica («Uscito da Courbevoie e dalle piccole lo calità di vacanza dove vado, io non conosco più niente, vero?»). Così, in linea generale, «i bei quartieri» molto spesso non sono che una virtua lità per l ’ abitante dei quartieri operai, così l ’ Eco- le Polytechnique e l ’ ÉNA sono tutt ’ al più un miraggio per uno studente delle scuole profes sionali °. La relazione fra paesaggio sociale e posizione occupata nella divisione del lavoro (quella dell ’ agente, e, nel quadro della nostra inchiesta, quella del padre della famiglia d ’ origine) non è tuttavia univoca. Il paesaggio sociale dell ’ agente dipende anche dallo stato, locale e storico, della distribuzione spaziale delle classi sociali. Entro questi limiti, il paesaggio sociale di un minatore della Lorena non è identico a quello di un ope raio della regione parigina. Analogamente la tendenza storica a trasferire gli operai alla perife ria delle grandi città, non è senza dubbio senza influenza sulla evoluzione storica del loro pae saggio sociale. Il paesaggio sociale di questo o quell ’ agente dipende inoltre da avvenimenti storici («Il maggio ’ 68; le porte della Sorbona aperte agli studenti che andavano verso il popo lo», provocarono incontri improbabili). Le ten denze congiunturali (nell ’ attuale congiuntura di crisi, la relativa svalutazione dei diplomi e la re lativa tendenza alla proletarizzazione dei giovani diplomati che essa determina, provoca, negli im piegati dequalificati del settore terziario, incon tri che solo apparentemente sono casuali). Il pae saggio sociale dipende dalla posizione propria di ciascuno dei membri della famiglia d ’ origine e da quello del suo ambiente sociale immediato. Infine dipende, probabilmente in misura predo minante, non soltanto dalla posizione occupata, ma anche da colui che la occupa, nel senso che il paesaggio sociale obiettivamente visibile non si confonde, se si può dire così, con il «paesaggio sociale visto». Laddove alcuni si tengono in di sparte dal «mondo degli altri» e dalla «differen za», rimangono nella loro tana e rafforzano la chiusura del loro paesaggio sociale, altri partono in cerca della differenza, cercano di «aprirsi», ov vero di aprire, in effetti, il loro paesaggio socia le 21 .

19 Ma senza dubbio in modo più gene rale ancora colui di non importa quale soggetto di esperienza sociale (così compreso dalla maggior parte dei so ciologi). 20 r? • E viceversa.

21 N.B. A questo «paesaggio sociale reale» si sovrappone un «paesaggio so ciale virtuale» che deriva dalle rappre sentazioni televisive o cinematografi che del mondo sociale. A questo ri guardo, come il «paesaggio sociale rea le obiettivamente visibile» non si con fonde con il «paesaggio sociale visto», così le «rappresentazioni obiettive visi bili» non si confondono con le «rappre sentazioni viste»: gli agenti non vedo no mai che ciò che essi vogliono e pos sono vedere. Così, questo paesaggio so ciale che deriva dalla visione di una

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