Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

questo caso, rawlsiana, la libertà e la dignità umane sono sot toposte a questo trattamento. Su cosa si fonda la dignità uma na se non sul presupposto inespresso di voler difendere come un valore sentito ma non giustificato un ’ esigenza morale? Ma perché si dovrebbe accettare una tale posizione, in termini ra zionali? Il Marchese di Sade, Nietzsche o Pareto non potrebbe ro portare ottimi argomenti contro questa fondazione soltanto morale della dignità o della libertà? Hegel stesso, con la ripresa della teoria aristotelica per cui il tutto è per natura prima delle parti, non potrebbe contrapporre ragionevolmente l ’ autorità dello Stato (anch ’ essa tabuizzata e non negoziabile') alla dignità e alla libertà dei singoli? O, infine, Nozick — tabuizzando anch ’ egli l ’ incommensurabilità dell ’ esistenza individuale — non avrebbe ragione di rifiutare ogni idea di giustizia distributiva? Il problema complicato da analizzare è se è possibile, da una prospettiva teorica, costruire teorie senza presupposti e zone di “ impensato ” , e, da una prospettiva pratico-politica, se è possi bile non appoggiarsi a qualcosa concesso per autorità. La ri sposta alla prima parte della questione non può sicuramente es sere data in questa sede. Resta comunque il fatto che una buo na teoria rifonda à rebours, retroattivamente, i suoi presuppo sti di partenze e li salda, alla fine, nell ’ insieme. La risposta alla seconda parte della questione è qui più importante. Il carattere non negoziabile, in certe situazioni, dei beni primari (libertà, dignità, rispetto di sé ecc.) si potrebbe forse intendere come un presupposto oggettivo dello scambio sociale produttivo e arric chente anche i singoli. Ossia: non negare la libertà o la dignità altrui o la propria, non impedire o impedirsi il rispetto di sé è la prima regola perché un buon gioco cominci e frutti. Ma non sa rebbe questa una soluzione utilitaristica? Non si fonderebbe di nuovo la libertà o la dignità su un ’ esigenza sociale, non sareb bero libertà e dignità dei derivati? Come è possibile giustificare la supremazia della libertà se si fa ricorso solo ad argomenta zioni razionali e si espunge la storia o la phronesis? Non risorge allora il conflitto ‘ illuministico ’ fra una ragion pura, trasforma ta in tribunale, e una autorità cieca, fondata sulla storia e sul privilegio? Un conflitto o una combinazione di ragione e di au torità appare allora una via d ’ uscita o di compromesso. Ma tale separazione non convince a pieno e taglia fuori quasi due secoli di pensiero e di esperienze. Probabilmente la ragione è meno pura di quanto vorrebbe far credere e la storia e la realtà sono meno assurde e insensate di quanto si ritiene. Un ritorno a Kant o a posizioni giusnaturalistiche può ben essere il segno di bisogni teorici e politici reali e da condividere, almeno in parte, ma non può avvenire nell ’ ignoranza di tutto il travaglio e la ric chezza di analisi della filosofia europea contemporanea, in rap porto solo con gli schemi dell ’ economia del benessere o con la tradizione utilitaristica anglo-sassone. D ’ altro lato è certamen te nella riflessione su questi temi di un consenso razionale degli individui ad un assetto sociale ‘ giusto ’ e soddisfacente che si può cominciare a cercare una risposta a una duplice crisi di le gittimazione: quella, per la nostra cultura, più antica, che ha eroso il significato dei valori etici e dei diritti individuali, e quella, per noi più recente, che ha tolto all ’ autorità super partes dello Stato ogni credibilità. Si direbbe che oggi non vi sia vir tualmente nulla di inalienabile, di tabuizzabile, di sottratto alla

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