Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

stemi statici, per l ’ altro isolava i fatti in una dimensione adialet tica, riduceva tutti gli atti psichici a sensazioni soggettive, a stati di coscienza, e rinunciava di fatto a operare sintesi e a farsi una visione attiva della realtà) 13 , si sottolineava come l ’ etica in dividualistica e utilitaria trovava il suo fondamento in una psi cologia sensistica convinta di esaurire l ’ analisi dell ’ intera espe rienza cosciente nell ’ esame della statua, dell ’ individuo astratto, preso a sé indipendentemente da ogni rapporto sociale. Questa psicologia riconosceva nell ’ uomo naturale solo desideri e ten denze che derivavano dall ’ azione del piacere e del dolore e ri mandava alla fase aperta dal contratto l ’ origine del diritto e della giustizia, ossia della legge civile. M. osservava che su que sto argomento le teorie del Condillac si combinavano con le espressioni dell ’ etica utilitaria, anche con quella di Hobbes, il quale, come si vedrà, evocava sì l ’ immagine del diritto naturale nello stato presociale, ma lo risolveva nell ’ istinto di conserva zione e ne vedeva gli esiti nell ’ affermazione della potenza e del la volontà individuale tanto da apparire al Vidari e al M. stesso una sorta di precursore dell ’ individualismo “ istintivista e amo ralista ” di Max Stirner e di Nietzsche 14 . Precursore di Stirner e di Nietzsche, caposcuola del sistema della morale utilitaria ep pure isolato nella sua epoca e dentro il sistema al quale aveva dato inizio; isolato Hobbes, non solo perché lo svolgimento della sua filosofia risultava incoerente se raffrontato alle pre messe, ma soprattutto perché quell ’ incoerenza e quell ’ inconse guenza, quella violazione delle regole logiche del pensiero, ave vano messo capo a un sistema della moralità che era ad un tem po nemico del naturalismo, del razionalismo e dell ’ umanismo 15 . Secondo M. è stata questa scelta o, se si vuole, questa in coerenza a provocare il rifiuto della filosofia hobbesiana e da parte del razionalismo inglese e di quello continentale, e da

mocratica che risale al Risorgimento e si svolge sulla rete di relazioni fitte e vive fra radicalismo e socialismo del la Seconda Repubblica e gli ambienti politico-culturali della piccola e me dia borghesia italiana. Non per nien te la riscossa antiriformista si confi gurerà poi nelle campagne anti-mas- soniche e anti-bloccarde, nel riacco stamento alla difficile cultura tede sca, nel ‘ ritorno a Marx ’ e alla dialet tica hegeliana ” . Queste annotazioni aiutano a intendere meglio il rappor to che si è instaurato fra Jaurès e Mondolfo e che si fondava su due no di teorici ricorrenti del socialismo de mocratico: quello della continuità tra la Dichiarazione dei diritti e il Mani festo (tra movimento che sfocia nella Rivoluzione francese e movimento che da questa procede) e quello del rapporto tra lo sviluppo della demo crazia e la realizzazione del sociali smo, che faceva esplicito riferimento sia alle conclusioni del Manifesto quanto alla recente prefazione di En gels alla nuova edizione delle Lotte di classe in Francia (1895). 13 Cfr. L. V ernetti , Rodolfo Mon dolfo e la filosofia della prassi 1899

1926, Napoli, 1966, p. 56; per un ’ analisi più esauriente del proble ma v. G. S olinas , Il Condillac del giovane Mondolfo, in Pensiero criti co e pensiero moderno in Rodolfo Mondolfo, a cura di A. Santucci, Bo logna, 1979, pp. 130-144. 14 L ’ annotazione di G. Vidari (L'In dividualismo nelle Dottrine Morali del secolo XIX, Milano, 1909) è ri proposta e commentata nel primo dei saggi contenuti nella raccolta Tra il Diritto di Natura e il ComuniSmo, Mantova, 1909, I, p. 11. 15 M. sostiene la tesi dell ’ isolamento relativo della morale di Hobbes e quella dello sviluppo parallelo e con corrente dell ’ utilitarismo e della scuo la del diritto naturale nel pensiero moderno in ‘ aperta polemica con la scuola del positivismo giuridico e con i seguaci italiani di Spencer e dell ’ in dividualismo etico.

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