Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

all ’ idea del progresso e del perfezionamento, poi il sacrificio dell ’ interesse individuale e collettivo in favore del sovrano, infi ne il compito esclusivamente negativo attribuito alla legge iden tificata con l ’ arbitrio del potere assoluto. Lo sviluppo coerente delle premesse conduceva Helvétius a una posizione di con fronto e al tempo stesso di distinzione con la scuola del diritto naturale, con Rousseau e con le altre tendenze illuministiche; il diritto per Helvétius sorgeva soltanto dall ’ unione degli uomini in società per cui giustizia ed ingiustizia diventavano effetto della legge, si reggevano sulla base della tavola delle norme di un contratto sociale che aveva una sua precisa realtà storica e che si poneva a fondamento dello sviluppo di una società non omogenea la quale escludeva la possibilità di giungere a una semplificazione dei rapporti tale per cui l ’ individuo veniva a trovarsi da una parte e l ’ intera società dall ’ altra. Per Helvétius, in una società divisa in ordini e classi, il trionfo della morale, inteso quale scomparsa di interessi particolari distinti da quello generale e ad esso opposti, si celebrava soltanto attraverso la legislazione; di qui la necessità che la legge emanasse naturali- ter dalla vita della società, risultasse dall ’ attività delle forze vive che nel suo seno operavano, si modificasse al modificarsi dei loro rapporti. Di qui ancora una conclusione sottolineata a più riprese: lo Stato non deve essere distinto dalla società e tanto meno considerato antagonistico rispetto ad essa. Ma secondo l ’ Helvétius di M. ove vi è distinzione vi è conflitto, e nel conflit to politico lo Stato finisce coll ’ essere asservito alla classe e al gruppo dominante; perché l ’ interesse generale trionfi e l ’ ideale etico si affermi, perché insomma lo Stato si identifichi con la società intera, occorre superare ogni distinzione di classe, di ce to, di condizione 23 . Ma l ’ esito ultimo del conflitto non è la divisione, la frantu mazione sempre più accentuata della società, ma piuttosto il trionfo dell ’ interesse generale e l ’ affermazione dell ’ ideale etico: superata ogni distinzione lo Stato si identificherà con la società o meglio con il suo interesse generale. Qui si misura tutta la di stanza che separa Helvétius dall ’ individualismo che, del resto, il positivismo giuridico e il liberalismo inglese della seconda metà dell ’ 800 riproponevano. Ma il tema della ricostruzione dello Stato nel suo rapporto con la dinamica delle forze sociali ritorna di frequente nella riflessione di questi anni nel saggio sul Rousseau del ’ 907 e nel lucido intervento a proposito del li bro di Michels del ’ 91 3 e si lega sempre più strettamente alla battaglia politica che Mondolfo conduceva nelle file del movi mento operaio. Il superamento delle differenze sociali, l ’ affermazione di uno Stato che incarni la volontà generale di una società pacifi cata lo avvicinano ancora di più ai temi del socialismo interna zionale, a quello francese in particolare; è Jaurès con la sua im

23 In più luoghi dello studio dedicato a Helvétius si fa strada il tema dei rapporti fra lo sviluppo delle forze sociali e lo Stato. Ancora nel saggio II contratto sociale e la tendenza comu nista in J.J. Rousseau apparso sulla “ Rivista di Filosofia ” nel 1907 e nella riflessione suggerita dal libro di Mi

chels {La sociologia del partito politi co nella democrazia moderna, Tori no, 1912) pubblicata dalla “ Cultura Filosofica ” nel 1913 con il titolo Per sonalità e responsabilità nella Demo crazia, il tema si ripropone con egua le puntualità.

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