Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

trattava dunque di dare forma a un nuovo sistema, quanto piuttosto di far vivere, sviluppare e reagire, entro l ’ impianto logico-speculativo del materialismo storico, taluni elementi di fondo della scuola del diritto di natura e principi filosofici di provenienza positivistica ormai diventati patrimonio comune del conoscere e del fare. Ma in M. vi era anche la convinzione profonda, ne dipendeva il rigore stesso di questa filosofia rin novata, di sfuggire le vie che conducevano al dogmatismo e all ’ eclettismo; non si trattava di giustapporre meccanicamente elementi filosofici ad altri elementi di un sistema, ma di dar luogo ad un rapporto di armonia e di organicità tra tutti gli ele menti del sistema: a quelli originari come a quelli acquisiti. Del resto nella prolusione del ’ 905 M. aveva proposto alcune note metodologiche alle quali presta attenta osservanza: “ La solu zione proposta per una delle parti del sistema — affermava — dovrà sempre essere posta in armonia con la soluzione data alle altre; chi ad uno dei problemi abbia dato una certa soluzione è logicamente condotto a dare agli altri problemi soluzioni che con la prima debbono accordarsi o collegarsi armonicamente ” , e questo “ perché la filosofia che tende a costruire il sistema di tutta la realtà presenta nel suo problema una costituzione così complessa e una molteplicità di rapporti così grande come nes- sun ’ altra scienza e nessun ’ altra questione può mostrare ” 26 . Nel caso particolare il rafforzamento del comuniSmo avve niva sul versante della moralità e del diritto: il concetto della personalità, della proprietà e del lavoro erano gli elementi che secondo M. la scuola del diritto naturale aveva chiarito e svi luppato fino a rendere possibile un loro impatto positivo, un loro rapporto di compatibilità con i presupposti del comuni Smo critico, con una scienza della società nella quale, dice M., “ si sviluppa armonicamente il vincolo originario e permanente dell ’ individuo umano con la vita sociale ” 27 . Ma questa integra zione, per i motivi di sostanza e di metodo in precedenza accen nati, imponeva una revisione attenta e completa dell ’ intero quadro concettuale del materialismo storico. Le ricerche di M. portano contributi notevoli a quest ’ ipotesi di lavoro; tra diritto di natura e comuniSmo vi è una linea di continuità e un rappor to di compatibilità che può essere ripercorso sia sul piano dello sviluppo storico che su quello speculativo. Ne derivava una stretta connessione ideale, pur nelle reciproche distinzioni, tra Locke, Rousseau e Marx e ancora tra l ’ espressione più alta del la rivoluzione borghese, la Dichiarazione dei diritti, e il Mani festo. A chi metteva in discussione qualunque rapporto di con tinuità tra la Rivoluzione francese e il movimento sociale con temporaneo sostenendo che il nucleo centrale della Dichiara zione si poneva in antitesi con le esigenze del socialismo poiché riproponeva la teoria tipica dell ’ individualismo e negava allo Stato ogni attività che non fosse quella della tutela dei diritti individuali 28 ; M. non rispondeva con la tesi generosa ma sem

26 II dubbio metodico e la storia del la filosofia, Padova, 1908, p. 31. 27 Da Ardigò a Gramsci, Milano, 1960, p. 124. 28 Mondolfo ripercorre a questo proposito in modo assai conciso il

contrasto che si era verificato già a partire dalla fine del secolo XVIII cir ca le interpretazioni della Dichiara zione dei diritti e dei suoi effetti, ne gativi per Humboldt (Ideen zu einem Versuch die Grenzen der Wirksam- keit des Staats zu bestimmen, 1792) e

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