Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

la Volpe infatti sarebbe completamente sfuggito a questa lettu ra di ispirazione bernsteiniana e lassalliana e comunque social democratica di M. il nesso storico Rousseau-socialismo, in quanto non sarebbe stato colto come “ la ripartizione propor zionale a ogni individuo dei prodotti del lavoro nella società comunista teorizzata da Marx nella Critica del programma di Gotha e da Lenin in Stato e rivoluzione, è destinata essa soltan to a rappresentare il compimento storico dell ’ istanza rous- seauiana del merito personale ” 40 . Nel saggio del 1908 e ancor più chiaramente in quello del 1912, M. sottolineava i temi della continuità con Locke, igno rando, ed era singolare per un conoscitore del pensiero politico moderno come lui, la rottura consumata con il giusnaturalismo classico e il rapporto non facile ma importante con la filosofia sociale di Hobbes. Ma era questa continuità, ricercata con insi stenza degna di miglior causa, a deformare il pensiero di Loc ke, senza approdare a risultati convincenti, in quanto per evi denziare la tendenza comunista di Rousseau, M. ha dovuto poi sottolineare che l ’ appropriazione individuale dei mezzi di pro duzione portava con sé differenze sociali permanenti, quasi che la felicità dell ’ uomo e della società in cui vive non consisto no nell ’ abolizione pura e semplice della proprietà privata. Il contratto equo stabilisce le condizioni dell ’ eguaglianza e quindi della proprietà mentre lo Stato deve mantenerla con la sua azione affinché il diritto naturale trionfi nella società. Rous seau, dunque, “ tende a cancellare ogni dissidio tra physis e no- mos, converte i diritti naturali in diritti civili, l ’ idealità raziona le in realtà pratica e nello stesso tempo legittima l ’ esistenza di quello Stato cui è affidata la tutela dei diritti naturali ” 41 . Ma il contratto che lo fonda è un atto logico, un passaggio continuo e sempre rinnovantesi. Ed è lo stesso Contratto sociale a rego lare la proprietà individuale e a subordinarla al diritto che la comunità ha su tutti; come già per Locke la proprietà comune dei mezzi di produzione portava a un concetto nuovo della pro prietà individuale: l ’ esigenza del lavoro quale suo fondamento unico significava per ognuno diritto al solo prodotto dell ’ opera propria, dovere per gli altri di rispettarlo. Ma talune audacie del saggio del 1908 sembravano atte nuarsi in quello del 1912 nel quale l ’ accordo con le linee inter pretative prevalenti (Boutroux, Delbos, Stammler, Jaurès) insi steva sul primato della morale rispetto alla politica, o meglio sulla sussunzione del problema politico sotto quello morale; ossia “ nell ’ interiorità soggettiva del singolo come tale ” . La linea di continuità Locke-Rousseau ne usciva indubbiamente conso lidata. Le conclusioni alle quali M. fa approdare Locke e Rousseau non lasciavano ombra di dubbio, se il lavoro dava titolo alla proprietà, era la società a rendere possibile il diritto al lavoro di ciascuno, a stabilire la misura della ripartizione del prodotto, a

40 G. D ella V olpe , Rousseau e Marx, 1961, ora in Opere cit., voi. V. 41 II Contratto Sociale e la tendenza cit.

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