Problemi della transizione 1982

Contrattualismo e utilitarismo

A questo livello non è possibile neppure determinare una scelta tra due regimi così diversi come quello socialista e quello a pro prietà privata: “ È il giudizio politico che deve valutare in cia scun caso quali variazioni dei principi di giustizia risultino pra ticamente più efficaci. Ma una concezione della giustizia, se è parte necessaria di qualunque valutazione politica, non è tutta via sufficiente ” 1 . Una concezione della giustizia ha a che fare con principi ge nerali, che appartengono anche al senso comune, quali: “ a cia scuno secondo i suoi sforzi ” oppure “ a ciascuno secondo il suo contributo ” o anche “ da ciascuno secondo le sue possibilità e a ciascuno secondo i suoi bisogni ” . E poiché questi principi, an che se ragionevoli qualora siano presi isolatamente, sono con giuntamente incompatibili (come aveva osservato Mill) è neces sario ad esempio sostituirli con qualche principio più generale (e proprio a questo scopo Mill proponeva il principio di utilità). In particolare, nella storia recente del pensiero politico ci si è imbattuti in un'impasse: il pensiero democratico degli ultimi due secoli non è riuscito a trovare un accordo sul modo in cui le istituzioni sociali di base vanno ordinate per soddisfare con temporaneamente i principi di libertà e di uguaglianza dei citta dini come persone morali. Questi principi, impliciti nella cultu ra pubblica di una società democratica, non hanno mai trovato una formulazione unica universalmente accettabile e ancor me no si è trovato il modo di equilibrare le loro richieste. Nella sua forma moderna il conflitto tra libertà e uguaglianza non è forse del tutto identico, ma ha certamente dei forti elementi di paren tela con un altro conflitto teorico, quello che riguarda i due concetti che Constant indicava come “ libertà dei moderni ” e “ libertà degli antichi ” , teorizzati da Locke e Rousseau: libertà di pensiero e di coscienza, di proprietà e d ’ associazione da un lato e uguaglianza dei diritti politici con una priorità dei valori della vita pubblica dall ’ altro. Sono ben note le difficoltà di tro vare una composizione soddisfacente tra queste due esigenze, che sono, ciascuna presa per sé, ugualmente convincenti. Lo scopo del mio intervento è semplicemente quello di dare un ’ idea approssimativa dell ’ apparato concettuale che fa da sfondo al dibattito su questi problemi nella cultura anglosasso ne, poiché sono convinto che un confronto con questa tradizio ne sia per noi per più versi un cojnpito urgente. Vorrei inoltre richiamare l ’ attenzione su alcuni problemi, ben noti nella lette ratura specialistica sulla teoria della giustizia, che tuttavia a mio avviso non sono stati discussi a sufficienza nel corso del re cente dibattito sul neoutilitarismo che si è svolto in Italia. Il punto di partenza non può essere che il riconoscimento del fatto che nella società moderna individui e associazioni hanno concezioni contrarie e incompatibili di ciò che è bene, come pure idee diverse su come realizzare tali concezioni e que

1 J. R awls , Giustizia distributiva, in La nuova economia politica america na, a cura di F. Forte e E. Granaglia, SugarCo, Milano, 1980, cap. 8.

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