Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

ste differenze li contrappongono gli uni agli altri e li portano ad imporre richieste conflittuali alle istituzioni delle società in cui vivono. Essi hanno credenze religiose e filosofiche diverse e af fermano dottrine politiche e morali diverse; non solo, ma han no anche modi diversi di valutare le argomentazioni razionali e le prove, quando si tratta di conciliare queste opposizioni. An che per questo, incidentalmente, la stabilità di una società ben ordinata non può essere fondata solo sull ’ equilibrio percepito delle forze sociali, il cui risultato tutti accettano solo perché nessuno è in grado di fare di meglio. Al contrario, i cittadini so stengono le istituzioni esistenti in parte perché credono ragio nevolmente che esse soddisfino la loro pubblica concezione del la giustizia. Questo franco riconoscimento della pluralità dei punti di vista esistenti in una società moderna e il rispetto di essi non è altro che il riconoscimento de\V autonomia delle persone in sen so kantiano. “ Non esiste alcun punto di vista esterno alle pro spettive delle stesse parti in gioco da cui porre dei limiti, me diante principi anteriori e indipendenti, circa le questioni di giustizia che sorgono tra esse come membri di un ’ unica società ” 2 . Si noti che questo non significa affatto assumere che gli in dividui, mossi solo da interessi egoistici si disinteressino dei punti di vista altrui, e non si curino di affermare, insieme alla propria libertà, ad esempio, anche quella degli altri o non cer chino di affermare la propria concezione del bene, qualunque esso sia. Al contrario, assumiamo esplicitamente che le parti in gioco cerchino di perseguire le condizioni necessarie per eserci tare le capacità che le caratterizzano “ come persone morali ” ; ma questi “ piani di vita ” , questi “ interessi di ordine superiore ” sono molteplici e vanno riconosciuti come tali. Anche in una situazione di sostanziale pluralità tuttavia è possibile adottare una concezione della giustizia unica, a patto che questa sia sufficientemente generale o, più precisamente, formale. Quello su cui può vertere un accordo sono i criteri se condo cui distribuire i beni primari. Per “ beni primari ” non si intendono solo le risorse economiche, bensì tutte quelle cose che sono generalmente necessarie per mettere una persona in grado di esercitare le proprie capacità morali e di perseguire i propri fini ultimi, qualunque essi siano (incluso naturalmente il benessere materiale). Sono i mezzi necessari per realizzare qua lunque “ piano di vita ” . In un elenco dei beni primari, vanno certamente inclusi i se guenti: 1) Le libertà di base (di pensiero, di coscienza, etc.), che costituiscono le condizioni di fondo per esercitare la capacità di decidere, comunicare ed eventualmente rivedere la propria concezione del bene. 2) La libertà di movimento e la libertà di decidere la pro pria occupazione, sullo sfondo di opportunità molteplici.

2 J. R awls , Kantian Constructivism in Moral Theory: thè Dewey Lectu res 1980, in “ Thè Journal of Philoso phy ” , LXXVII, 9, 1980, p. 524.

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