Problemi della transizione 1982
Contrattualismo e utilitarismo
3) La possibilità di occupare posizioni di responsabilità e di godere di certi poteri e certe prerogative associate agli uffici, per poter esercitare le proprie capacità di autodeterminazione. 4) Il benessere economico, in senso lato, che è un mezzo in dispensabile a molti scopi. 5) Le basi sociali del rispetto di sé, che sono normalmente necessarie se gli individui devono avere la percezione del pro prio valore e perseguire i propri fini attivamente e con fiducia in se stessi. Sotto qualunque punto di vista e per qualunque piano di vi ta proponibile, in una società moderna, di questi beni è meglio possedere una quantità maggiore piuttosto che minore. Ma come è possibile raggiungere un accordo, data la dispa rità dei punti di vista che non si vuole eliminare, bensì rispetta re e promuovere? Un accordo sui criteri di distribuzione è pos sibile — e questa è un ’ idea che ha avuto un grande peso nelle recenti teorie della giustizia ed è comune a molte concezioni — se le parti cercano di immaginarsi in una situazione che è equa {fair}, nella quale esse siano rappresentate solamente come per sone morali libere ed uguali. I principi razionali di giustizia so no precisamente quelli che verrebbero concordemente scelti in una posizione del genere, nella quale un accordo unanime è possibile poiché vi è realizzata una condizione di sostanziale uguaglianza insieme ad una piena libertà di scelta. E qualunque concezione moderna della giustizia, che per ipotesi accetta i principi di libertà e uguaglianza, deve ammettere come pensa bile una simile proiezione ideale in una situazione equa. Tecnicamente, l ’ idea di questa situazione rappresenta qual cosa di molto prossimo all ’ idea di contratto sociale (pensato non come una situazione storica, bensì come un punto di vista ideale, nel senso kantiano). Ma nella sua generalità accoglie anche l ’ idea della posizione di spettatore imparziale (e benevo lo) impiegata a fini analoghi nella tradizione utilitarista. Mo strerò più oltre la compatibilità di queste due cose. Una teoria della giustizia che si riesca a costruire su queste basi, pur senza dipendere da un criterio dato e indipendente di ciò che è giusto (e riconoscendo anzi che non esiste alcun punto di vista esterno alle prospettive delle parti in gioco) è tuttavia una teoria normativa e vincolante per delle persone razionali. Gli strumenti concettuali che essa impiega sono infatti solo quelli della teoria della decisione razionale, poiché si tratta di enunciare quei principi che sarebbe razionale scegliere unani memente nella situazione equa immaginata (posizione origina ria), che è — come vedremo — sostanzialmente una situazione di incertezza. Sono contigue dunque alla teoria della giustizia così intesa la teoria della decisione individuale e sociale e la teoria generale del comportamento razionale, nella terminologia di Harsanyi 3 . Per un quadro delle ramificazioni di questo indirizzo di ricerca cfr. l ’ articolo di Maldonado in Problemi della Transizione, già
3 Si veda ad esempio J. H arsanyi , Rational Behaviour and Bargaining Equilibrami in Games and Social Si- tuations, Cambridge University Press, Cambridge, 1977.
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