Problemi della transizione 1982
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
discusso in questa sede. Incidentalmente, per quanto una teoria della giustizia sia puramente normativa, come del resto la teoria del comporta mento razionale, la quale enuncia i principi a cui è razionale at tenersi in condizioni di scelta, entrambe queste teorie hanno una funzione empirica e descrittiva. “ In molti casi anche la semplice descrizione del comportamento di un leader politico, di un uomo d ’ affari, di un diplomatico, di un generale sarà se riamente incompleta se non contiene una valutazione della sua efficacia — o, che è lo stesso, della sua razionalità — nel perse guimento degli interessi in gioco. Questa valutazione può esse re basata solo su una teoria normativa del comportamento ra zionale. Ad esempio, un resoconto storico descrittivo della car riera di Napoleone non potrà essere soddisfacente se mancherà di menzionare la brillantezza delle sue strategie militari e la sua incompetenza nella politica estera ” 4 . Una osservazione analoga vale per la teoria della giustizia nell ’ ipotesi che l ’ attuale assetto sociale sia anche il risultato dello sforzo cosciente di individui e gruppi organizzati di affermare la propria concezione. Inversa mente, è possibile che una teoria puramente descrittiva abbia una efficacia normativa, come ha osservato D. Prawitz. Per il filosofo, la teoria della giustizia è un caso interessante di una possibile violazione del principio di Hume, secondo cui esiste una distinzione in valicabile tra giudizi di fatto e giudizi di valore. Inoltre, la teoria del comportamento razionale a cui ho fat to riferimento, almeno nella formulazione di Harsanyi, presen ta delle caratteristiche concettuali nuove e interessanti, alle quali varrebbe la pena di prestare maggior attenzione di quanto non possiamo fare qui. Non sono certo mancati nel passato i modelli disponibili per pensare i fatti antropologici e sociali. Un paradigma a lungo dominante è stato quello funzionalista, per il quale le istituzioni sociali vanno spiegate in termini di cer ti interessi comuni dei membri di una società. L ’ attenzione per la società intesa come un ’ unità più o meno organica ha decisa mente spinto in secondo piano, in questa prospettiva, gli inte ressi settoriali in mutuo conflitto dei diversi gruppi sociali. Se è ovvio che fino a un certo punto l ’ esistenza di certe esigenze so ciali comuni costituisce in effetti un fattore esplicativo, tuttavia una quantità di fenomeni sociali (probabilmente tutti quelli che hanno a che fare con la dinamica istituzionale, ma certo anche molti altri) altrettanto chiaramente dimostrano che i conflitti di interessi tra i vari gruppi hanno un ruolo importante come va riabili esplicative. Nonostante il prevalere delle dottrine funzio- naliste, persino nell ’ antropologia e nella sociologia non è mai venuto meno l ’ interesse per i conflitti come principale fattore di spiegazione. Ma — osserva Harsanyi — “ Nel passato tutte le teorie esplicative di questo tipo hanno sempre sofferto di un fondamentale difetto logico a causa dell ’ assenza di qualunque modello teorico chiaro che producesse predizioni determinate
4 Ibid. , p. 9.
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