Problemi della transizione 1982

Contrattualismo e utilitarismo

sul comportamento che individui intelligenti e gruppi sociali guidati da individui intelligenti dimostrano verosimilmente in condizioni di conflitto di interessi. Per di più c ’ è stata la tenden za a considerare gli interessi comuni della società e gli interessi sociali divergenti dei vari gruppi sociali come variabili esplicati ve alternative e mutuamente incompatibili, e si sono fatti ben pochi sforzi per ricondurre entrambe le classi di variabili entro lo stesso modello teorico ” 5 . “ Ad esempio, chi, come gli scrittori marxisti e altri scienziati sociali, ha sottolineato l ’ importanza dei conflitti di classe o degli interessi di gruppo, ha fatto gene ralmente poco spazio nelle proprie teorie agli interessi comuni alle varie parti ” . Ma è chiaro che raramente nella vita reale si danno situazioni di puro conflitto: persino nella guerra più de vastante i belligeranti hanno in comune l ’ interesse a limitare gli effetti distruttivi. Ora, la teoria del comportamento razionale ha precisamen te questo merito: che mostra come sia possibile prendere in considerazione all ’ interno dello stesso modello teorico sia i conflitti di interessi che possono esistere tra le diverse parti, sia gli interessi comuni che contemporaneamente possono esistere, di raggiungere un accordo pacifico e di cooperare per ottenere gli obiettivi condivisi. Ritorniamo alla teoria della giustizia in senso stretto. Di fatto le concezioni della giustizia presenti nella discussione odierna sono poche: contrattualismo, utilitarismo, intuizioni smo e alcune varianti di queste. È interessante osservare che anche nell ’ ipotesi della posizione originaria sono possibili al meno due esiti (sia il contrattualismo di Rawls, sia l ’ utilitari smo di Harsanyi muovono da quella ipotesi). Le difficoltà incontrate dall ’ utilitarismo classico, che a lun go, secondo Harsanyi è stato “ l ’ unica teoria etica che presentas se un concetto relativamente chiaro, sistematico e, almeno nel le intenzioni, razionale di moralità ” , costituiscono lo sfondo della discussione. Molte di tali difficoltà sono ben note e non le menzionerò. Una, per quanto nota, merita di essere riportata poiché ha a che fare con alcune recenti riproposte della versione milliana dell ’ utilitarismo. Si tratta di questo: Mill sostiene che gli uomi ni dovrebbero cercare di scoprire la verità e di sviluppare un certo tipo di carattere (critico, indipendente, originale al limite dell ’ eccentricità) nel quale le migliori potenzialità della natura umana siano pienamente dispiegate, e che a questo scopo è ne cessario che le condizioni della società siano tali da ridurre al minimo ogni forma di coercizione la quale (secondo la conce zione classica della libertà “ negativa ” ) è in sé indesiderabile in quanto limitativa dei desideri umani. Tuttavia il nesso tra que ste due cose, un nesso che Mill asserisce essere di necessità, non è affatto chiaro e secondo alcuni non sussiste neppure. Ha os servato James Stephen nel suo attacco a Mill {Liberty, Equality and Fraternity) che l ’ evidenza storica dimostra piuttosto che

5 Ibid., p. 20.

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