Problemi della transizione 1982
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
mente procedurale della giustizia. Evidentemente con ciò si fa a meno di qualunque assunzio ne circa le istituzioni esistenti e circa il comportamento norma le degli individui. Ovviamente non si assume che il comporta mento medio attuale sia giusto, né che non lo sia. Si vuole inve ce render conto, spiegare razionalmente e rendere coerenti i giudizi attuali che si danno circa la giustizia delle istituzioni esi stenti, o per lo meno dei giudizi sufficientemente meditati e ra zionalmente difendibili. È da sottolineare che questa posizione originaria è descritta unicamente in termini di individui: vale in un certo senso un as sunto di individualismo metodologico. E stato osservato in questa sede che si tratta di un ’ assunzione discutibile per quanto riguarda la teoria economica e credo che difficoltà analoghe valgano in generale per tutte le scienze storico-sociali. Sembra tuttavia difficile rinunciarvi in un contesto in cui si cerca di ren der conto di giudizi morali: dopo tutto sono solo gli individui che possono emettere giudizi. Non vedo qui alternative percor ribili in questo caso. Nella posizione originaria verrebbero razionalmente scelti secondo Rawls due principi di giustizia: 1) ciascuna persona che partecipa ad un ’ azione sociale o ne è toccata ha un ugual diritto alla più estesa libertà possibile, compatibilmente con una simile libertà per tutti; 2) le ineguaglianze sono arbitrarie a meno che non sia ragionevole aspettarsi che esse si traducano in un vantaggio per tutti, e purché le posizioni e gli uffici a cui tali posizioni sociali sono annesse o mediante cui possono esse re ottenute, siano aperti a tutti. Il primo principio raccomanda l ’ estensione della libertà di ciascuno purché una simile libertà sia estesa a tutti. Quando in tervengono conflitti interpersonali, entra in funzione il secondo principio il quale — è una precisione essenziale di Raxyls — ri chiede che le ineguaglianze sociali siano disposte in modo da “ far star meno peggio l ’ individuo (rappresentante di una classe o di un gruppo sociale) che sta peggio ” . Una ineguaglianza è cioè tollerabile se chi sta peggio starebbe ancor peggio qualora tale ineguaglianza non ci fosse. In altri termini, il principio prescrive di massimizzare il li vello di benessere di coloro che si trovano nella posizione peg giore. E chiara l ’ analogia col principio del maximin , come cri terio di scelta razionale in condizioni di incertezza^ e si può anzi dire che il principio è stato scelto nella posizione originaria ap plicando il maximin. (La posizione originaria è una situazione di incertezza poiché gli individui non sanno quale sarebbe la lo ro particolare posizione — in quale classe o gruppo sociale ca drebbero — in alcuno degli assetti istituzionali che si convenis se di adottare; e non sanno neppure associare delle probabilità a tali evenienze). Ci si chiede infatti di ordinare i livelli di be nessere dei vari individui (è richiesta solo una comparazione in terpersonale di carattere ordinale) e di scegliere quell ’ assetto delle istituzioni che renda massimo il valore minimo di tali li velli. Questo fornisce un criterio per ordinare gli assetti istitu zionali in base alla loro giustizia. (Non si tratta però di una tvelfare social function nel senso di Arrow). È razionale una simile scelta? Il principio del maximin, che prescrive di ridurre il più possibile il livello di rischio (di sceglie
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