Problemi della transizione 1982

Contrattualismo e utilitarismo

re cioè quella strategia che, per male che possa andare, darà co munque un risultato migliore del risultato peggiore che ci po trebbe capitare con qualunque altra strategia) è una regola estremamente cauta: ci fa considerare solo l ’ evenienza peggio re, come se dovessimo sempre giocare contro un avversario malevolo che tende ad infliggerci il risultato per noi peggiore (come tale è appropriata nei giochi a somma zero, in cui ciascu no vince solo quello che gli altri perdono; ma non sono di que sto tipo le interazioni sociali, e anzi la ragione per pattuire una collaborazione sociale è precisamente che in tal modo ciascuno si può attendere un risultato che è migliore di quello che isola tamente potrebbe assicurarsi). Il maximin esprime una profon da avversione per il rischio: ci consente di metterci al riparo dai peggiori disastri senza tuttavia considerare ottimisticamente i risultati più favorevoli che potrebbero capitarci per la benevo lenza della sorte — neppure quando tali risultati siano molto probabili. Nella posizione originaria sembra che ciascuno degli indivi dui in gioco cautamente si immagini o sia addirittura certo di venir gettato dalla sorte nel gruppo più sfortunato che si viene a creare in seguito alla scelta di una struttura istituzionale di ba se, e si preoccupi quindi di cautelarsi scegliendo un principio di giustizia che sia estremamente favorevole al più sfortunato e gli garantisca comunque, in ogni trasformazione ammessa della società (in ogni deviazione dallo stato di completa uniformità e uguaglianza) qualche vantaggio. Esistono ragioni di carattere generale, che non considererò, per sostenere che il pessimismo implicito nel maximin è spesso cattivo consigliere. In molte situazioni è irragionevole non cor rere qualche rischio, per quanto piccolo, se esso ci consente di conseguire risultati molto migliori. (Di fatto rischiamo il can cro per delle piccole soddisfazioni orali e la morte per esercitare un ’ abilità sportiva). Ma consideriamo solo le ragioni morali per dubitare della razionalità del maximin. Il principio incorpora infatti una pre cisa concezione della giustizia: intende esprimere un forte at teggiamento egalitario ed esprime comunque una attenzione esclusiva alla sorte degli esclusi, dei diseredati — anche quando la loro condizione non sia dovuta alle scelte della società, ma solo alla natura che li ha gravati di handicap, facendoli nascere ad esempio in una famiglia sfortunata. (La famiglia è una delle istituzioni di base, di cui Rawls non considera possibili muta menti sostanziali). Gli assetti istituzionali vengono infatti sem pre valutati dal punto di vista dell ’ individuo più disgraziato. Come tale il criterio ha diversi difetti. Ad esempio viola la formulazione forte del principio di Pareto, poiché se in due sta ti sociali 1 e 2 gli individui A e B hanno rispettivamente i livelli di benessere: 10 e 3 (nello stato 1) e 20 e 3 (nello stato 2), il ma ximin prescriverà indifferenza tra i due stati anche se il secondo è evidentemente Pareto-superiore:

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