Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

fatto posso immaginare diverse giustificazioni per la soluzione rawlsiana. Ma una variante del caso precedente dimostra ancor meglio come i giudizi non siano unanimi s,u queste questioni. Il dilemma è il seguente: è più giusto che l ’ Università spenda soldi per fornire pranzi a buon mercato a una mensa aperta a tutti gli studenti che ne hanno bisogno, o invece che li spenda per dota re di borse di studio decenti un numero più ristretto di studenti che per una ragione o per l ’ altra le meritano? Io sono a favore della seconda soluzione, ma di fatto molti si pronunciano in fa vore della prima. Si badi che molto spesso, in un caso come il precedente, la soluzione che in realtà si adotta non risponde, o non risponde prevalentemente, a criteri di giustizia, bensì a considerazioni d ’ altro tipo: si sceglie ad esempio di fare concessioni a coloro che in un modo o nell ’ altro hanno un maggiore potere di mi naccia (minaccia di agitazioni studentesche, ad esempio). Que sto fenomeno, la composizione dei conflitti mediante una con trattazione, è concettualmente molto interessante e richiede un modello esplicativo proprio — come ad esempio la teoria della contrattazione di Nash e Zeuthen; ma non ha immediatamente a che vedere con la questione della giustizia, poiché di fronte ad una scelta ottenuta in questo modo, ed eventualmente prevista correttamente dalla teoria di Nash, possiamo ancora chiederci se si tratti di una scelta giusta. Inversamente invece, le considerazioni di giustizia sono spesso rilevanti nel caso di conflitti che vengono composti me diante una contrattazione, se non altro perché si dà spesso l ’ in tervento di una terza parte più o meno disinteressata, con fun zioni di arbitro (ad esempio l ’ opinione pubblica), che in gran parte è guidata da considerazioni di giustizia. È comunque raro che considerazioni di giustizia non intervengano a posteriori nell ’ opinione pubblica a valutare i risultati ottenuti in una con trattazione. Resta comunque il problema se il metodo della contratta zione possa generalmente portare a situazioni di equilibrio che sono anche giuste. Certo è difficile che producano giustizia i meccanismi del ricatto e del terrore, ma alcuni filosofi (come Braithwaite, nel suo studio sulla teoria dei giochi come stru mento per il filosofo morale) hanno sostenuto delle concezioni etiche nello spirito della teoria di Nash. Sembra tuttavia che, anche se essa è forse efficace nel fornire previsioni circa il risul tato di situazioni di conflitto (ma Luce e Raiffa avanzano dubbi anche su questo), l ’ efficacia predittiva sia un ’ altra cosa dai giu dizi di equità. Ad esempio, in presenza di disoccupazione è pos sibile che i lavoratori debbano accettare dei salari di fame poi ché in assenza di contrattazione potrebbero morire di inedia e il loro potere contrattuale (le loro capacità di minaccia) è debole. La teoria di Nash potrebbe anche predire i termini esatti dell ’ accordo che di fatto si raggiungerà, ma questo ha poco a che vedere con la desiderabilità etica del risultato. Chi basa una teoria etica sul modello della contrattazione può darsi che sia guidato da una certa forma di realismo e può voler sostenere che buona parte delle teorie etiche sono sostan zialmente oziose rispetto alla capacità di predire correttamente i risultati reali dei conflitti. Perché discutere quello che dovreb be accadere, se di fatto non accade? Un atteggiamento del ge

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