Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

la sorte dei nostri stessi discendenti? (Queste sono questioni che riguardano la teoria della giustizia). Quale giustificazione ab biamo per considerare probabilità soggettive nei processi deci sionali? (Questa domanda è ben nota ai teorici delle probabilità ed esiste una vasta letteratura in proposito). Che cosa misurano esattamente le funzioni di utilità del tipo considerato (von Neumann-Morgenstern) oltre all ’ atteggiamento di una persona nei confronti del rischio? Inoltre, la teoria di Harsanyi fa am piamente uso, almeno in etica, di comparazioni di utilità perso nali — ad esempio quando, in un giudizio morale, ci si richiede di immaginarci nei panni di un ’ altra persona e di valutare una situazione oggettiva, ancorché ipotetica, nei termini delle sue preferenze personali, e non nei termini di ciò che noi (o qualcun altro) riteniamo sia “ bene per lui ” . Ma che senso hanno tali comparazioni e su che cosa si fondano? Questo è un problema filosofico generale: è probabile che chi rifiuta la sensatezza di tali comparazioni adotti una posizione più o meno di tipo posi tivistico, contro cui possono valere gli argomenti di Wittgen stein sul linguaggio privato (nonostante le apparenze — come ha osservato Stegmùìler) 11 ; mentre chi la sostiene lo fa sulla ba se di un principio per cui “ le preferenze e le funzioni di utilità di tutti gli individui umani sono governate dalle stesse leggi psico logiche di base ” (Harsanyi). Non tratterò comunque in questa sede tali questioni troppo specifiche. Ho detto più sopra che l ’ utilitarismo nella sua forma più o meno classica va incontro a numerose difficoltà e conseguenze controintuitive. In che cosa è migliore la versione di Harsanyi? Una difficoltà era questa: il principio di utilità permette viola zioni della libertà personale a patto che nella società un numero sufficiente di persone stia meglio di quanto starebbe in assenza di tali violazioni, ad esempio permette la schiavitù di pochi a patto che produca un miglioramento, ad esempio nelle condi zioni economiche, degli altri. Più precisamente: si consideri una società di 100 individui, con 99 liberi e uno schiavo. I pri mi sono contenti di essere serviti, mentre allo schiavo non piace affatto servirli. Data un ’ ugual probabilità di trovarsi in qualun que posizione in tale società, può darsi che tutti siano disposti a correre un centesimo di rischio di trovarsi ad occupare la posi zione dello schiavo perché hanno 99 centesimi di probabilità di essere serviti da qualcun altro. Eppure questa società intuiti vamente non è giusta. (Si noti che invece il criterio di Rawls non porta a questa conclusione. Tanto più se si considera che i due principi di giustizia sono ordinati lessicograficamente: nes suna violazione della libertà è consentita neppure per assicura re livelli più alti di reddito all ’ intera società. La libertà non è soggetta a scambi con altri beni). Ebbene Harsanyi non risolve affatto questo problema, se non osservando che questo non è necessariamente un limite e può essere invece un merito del modello utilitaristico, più flessi bile e più adatto a riflettere “ la complessità e gli inevitabili di 11 W. S tegmuller , On thè Interre lations bertween Ethics and other Fields of Philosophy and Science, in “ Erkenntnis ” , 11 (1977), 55-80.

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