Problemi della transizione 1982

Contrattualismo e utilitarismo

lemmi delle situazioni morali nella vita reale ” . Perché ad esem pio “ ci sono delle buone ragioni per credere che in un paese sot tosviluppato la crescita economica in molti casi non possa esse re messa in moto senza concentrare buona parte del potere nel le mani del governo e forse addirittura senza una certa limita zione delle libertà civili (anche se questo non vuol dire che ci sia bisogno o sia giustificabile una completa soppressione delle li bertà civili come quella praticata dall ’ arbitrio dei governi ditta toriali ora esistenti in molti di questi paesi) ” 12 . Personalmente apprezzo la flessibilità, e con Isaiah Berlin preferisco al rigore del virtuoso Robespierre “ un ’ applicazione meno meccanica, meno fanatica dei principi generali, per quanto razionali e giusti, un ’ applicazione più cauta e meno ar rogantemente sicura di sé di soluzioni generali, accettate e con trollate scientificamente, a dei casi individuali che non si sono esaminati ” . Tuttavia questa risposta non mi pare convincente. Credo che i meriti del principio della massimizzazione dell ’ utili tà attesa, che effettivamente permette di dare ugual peso a prio ri agli interessi legittimi di ciascuno senza ignorare coloro che non sono disperatamente poveri o inguaribilmente ammalati — si tenga presente l ’ esempio dello studente dotato e dell ’ handi- cappato riportato più sopra — e che valuta i bisogni di ciascun individuo anche alla luce di quello che egli e la società potreb bero ottenere dall ’ aiuto offertogli — questi meriti del principio utilitaristico non possano compensare le insufficienze indicate dall ’ argomento della schiavitù. La mia congettura è che una soluzione alla difficoltà sia possibile se si adotta quella versione della dottrina che è nota come rule-utilitarianism. Per spiegare che cosa sia, considererò un ’ ulteriore difficoltà che più o meno è la versione considerata finora. Supponiamo che qualcuno abbia fatto una promessa. Al momento di mantenerla, si avvede che questo gli arrecherebbe una notevole disutilità senza costituire un gran beneficio per colui verso il quale ci si è assunti l ’ impegno. Si dovrà mantenere la promessa o no? Il calcolo dell ’ utilità, applicato a questa sin gola azione, sembra dare una giustificazione razionale alle no stre peggiori tentazioni. L ’ utilitarista sembrerebbe tenuto a non rispettare le promesse! Eppure una società in cui le promesse non mantenute sono la regola sarebbe una società per più versi indesiderabile. Oppure supponiamo che 100 votanti debbano decidere la sorte di una misura politica molto desiderabile, la quale tutta via passerà, per regolamento, solo se votata all ’ unanimità da tutti i membri dell ’ assemblea. Supponiamo che il voto abbia un certo costo per ciascun votante (ad esempio, bisogna recarsi a Roma il 15 agosto) e che i votanti non possano comunicare tra loro (sono tutti in vacanza). Dal punto di vista dell ’ act-utilitari- sta sembrerebbe che ciascun votante avrà ragione di recarsi a votare solo se è ragionevolmente sicuro che tutti gli altri 99 si 12 H arsanyi , op. cit., p. 53.

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