Problemi della transizione 1982
Contrattualismo e utilitarismo
ammalato e desideri una certa medicina che egli crede lo possa far stare molto meglio, mentre invece è un dato di fatto che esi stono delle forti controindicazioni nel suo caso e che un pro dotto diverso è di gran lunga preferibile. Nel calcolo dell ’ utili tà che stabilisce che cosa sia socialmente desiderabile, invece di impiegare la funzione di utilità attuale di /, e cioè U,-, sembra ragionevole l ’ impiego di una funzione di utilità in qualche mo do corretta, la quale si discosta dalla prima ad esempio per il fatto di attribuire scarsa utilità a quella tal medicina. Il sogget to stesso i probabilmente non si riconoscerebbe in questa nuo va funzione di utilità corretta; e tuttavia noi possiamo sostene re che invece di aver violato la sua sovranità di consumatore, correggendo la sua funzione di utilità ne rappresentiamo me glio le vere preferenze, le preferenze cioè che i avrebbe se dispo nesse di un ’ informazione fattuale più esauriente e corretta. Fin qui naturalmente non c ’ è nulla di veramente problematico, an che se può essere difficile correggere opportunamente le funzio ni di utilità altrui. Tuttavia, quando si sostiene 13 che alcune preferenze di i devono essere trascurate dall ’ individuo j quando questi cerca di costruire la funzione di utilità sociale, e in parti colare vanno trascurate tutte quelle preferenze che siano deci samente in conflitto con alcuni giudizi di valore fondamentali diallora chiaramente la sovranità del consumatore è violata. Possono esistere eccellenti ragioni per questo, ed è probabile che una simile censura si accordi pienamente con i nostri giudi zi intuitivi. Si può ad esempio sostenere ragionevolmente che se i è un sadico, o ha delle preferenze chiaramente antisociali, o è misantropo e invidioso oltre misura, j può ritenere di non poter prendere in considerazione “ con coscienza tranquilla ” tali ten denze né cercare per quanto sta in lui di soddisfarle nella stessa misura con cui cerca di soddisfare quelle più rispettabili. Dopo tutto, la base dell ’ interesse di j a soddisfare le preferenze di i sta nell ’ umana simpatia — ha sostenuto Harsanyi — e la simpatia non può imporre a j l ’ obbligo di rispettare le preferenze di i se queste sono chiaramente in conflitto con la stessa umana sim patia. Il problema è del tutto analogo a quello dell ’ intolleranza: certamente l ’ intollerante non ha il diritto di reclamare per sé una tolleranza che egli stesso non ha per gli altri, ma indipen dentemente da ciò, devono gli altri trattarlo con tolleranza o con intolleranza? La questione, come è noto, è complessa, ma quello che voglio sottolineare è che il richiamo di Harsanyi a criteri per distinguere tra comportamenti sociali e comporta menti antisociali e per censurare i desideri altrui, criteri che non possono dipendere senza circolarità da un calcolo dell ’ utilità, proprio perché tale calcolo deve riguardare funzioni di utilità già censurate — questo richiamo di Harsanyi risulta piuttosto misterioso: se disponessimo di tali criteri, che bisogno avrem mo della complicata costruzione utilitarista per definire il com portamento morale? Un secondo motivo di perplessità nei confronti dell ’ utilita 13 H arsanyi , Rational Behaviour. .., Capitolo li.
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