Problemi della transizione 1984
L ’ ultimo Sartre
altre condizioni non siano necessarie. Le frasi di Sartre che possono essere usate in questo senso sono tante. Due esempi: «Materializzata nello scritto, la cultura — a questo livello — appesantisce il pensiero con la sua propria pesantezza e le sue permanenze non vengono qui da un ’ intenzione ferma e sostenuta ma ancora viva: al contrario, esse sono il passivo dell ’ idea» (IF, III, 49); «Le parole scritte sono delle pietre. Apprenderle, interiorizzare i loro raggruppamenti, è introdurre in sé un pensiero mineralizzato che sussisterà in noi in virtù della sua mineralità stessa finché un lavoro materiale, esercita to dal di fuori su di essa, non verrà a sbarazzarcene. Queste passività irriduci bili, io le chiamo nel loro insieme lo Spirito oggettivo. E non metto in questa definizione alcuna intenzione negativa, alcuna volontà di svalutazione» (IF, III, 47). Ma, a parte il fatto che poco dopo quest ’ ultima frase Sartre aggiun ge che queste passività irriducibili, «a prenderle in se stesse, manifestano semplicemente questa necessità: la materia è mediatrice tra gli uomini nella misura stessa in cui mediante la loro praxis, si fanno mediatori tra i differenti stati della materia» (IF, III, 47 — ciò che fa entrare in gioco il fattore della molteplicità degli individui e delle praxis, come elemento indispensabile alla esistenza del pratico-inerte — , Sartre scrive anche: «Quando la biblioteca è deserta, il pensiero muore, la cosa resta sola, fatta di carta e di inchiostro». E spiega: «Il fatto è che il principio della scrittura è duale. Uno scrive, l ’ altro legge. Se quest ’ ultimo viene a mancare, non resta niente, nemmeno dei se gni — poiché questi non hanno altra funzione che di guidare il progetto di una trascendenza. Si può appena parlare di una virtualità astratta che, d ’ al tronde, non viene dal libro stesso ma lo determina dal di fuori, in quanto co stituisce l ’ oggetto di intenzioni diverse: quella del bibliotecario che prepara un catalogo o, anche, quella di futuri lettori che si promettono “ un giorno ” — senza altra precisazione — di leggere o rileggere l ’ opera» (IF, III, 50). E da queste considerazioni Sartre trae alcune conclusioni. Una prima conclu sione è questa: «Zo Spirito oggettivo, benché non sia mai dal lato del puro vissuto e del pensiero libero non esiste in atto che mediante l ’ attività degli uomini e, più precisamente, mediante quella degli individui... Nella misu ra. .. in cui, nell ’ intimità di una camera, in aule o in sale di biblioteca, milio ni di persone leggono milioni di libri ciascuno dei quali contiene dei riferi menti ad altre opere in quell ’ istante non consultate, una totalizzazione de totalizzata si opera, cioè ogni lettore totalizza la sua lettura alla sua maniera che è, a un tempo, vicina e radicalmente distinta dalla totalizzazione che un ’ altra lettura, in un ’ altra città, in un altro quartiere tenta di realizzare con lo stesso libro. Da questo punto di vista, la molteplicità delle totalizzazioni individuali (esse non si rapportano tutte allo stesso libro ma a dei settori dif ferenti del sapere scritto molti dei quali, tuttavia, rinviano implicitamente gli uni agli altri) sembra irriducibile. Sarebbe troppo lungo spiegare qui co me, a dispetto di questa atomizzazione apparente, la congiuntura effettua senza sosta una totalizzazione esaustiva ma senza totalizzatore» (IF, III, 50). Una seconda conclusione è che per la materialità dello Spirito oggettivo, «quando, attraverso la lettura, trasformo la cosa in idea, la metamorfosi non è mai intera: è un ’ idea-cosa che penetra in me poiché questo essere ibrido che non può resuscitare che attraverso di me ha necessariamente la sua realtà fuori di me come pensiero rappreso in materia e poiché questo pensiero, nell ’ istante in cui lo faccio mio, resta definitivamente altro, come pensiero superato da un altro che mi ordina di resuscitarlo». Dell ’ idea di cui io mi ap proprio, inoltre, anche altri lettori nello stesso momento se ne appropriano:
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