Problemi della transizione 1984
Socialismo e riformismo
Bologna del novembre 1901, costitutivo della Federterra, schierava 364 leghe con 68.586 iscrit ti, il 45 ^per cento della forza rappresentata nell ’ assise 7 . Tale rilievo, destinato a crescere fino a una vera leadership, aveva un momento pecu liare nel 1905, con il trasferimento della sede dell ’ organismo centrale — ridotto, dopo le tra versie del 1902-1904, a un semplice segretariato — da Mantova a Bologna: la regione, che aveva retto meglio alla controffensiva padronale, che muoveva la campagna socialista alla conquista della città, diventava.così il baricentro del movi mento contadino. Ed era proprio l ’ organizzazio ne bolognese che prendeva l ’ iniziativa di rico struire la Federazione nazionale su una piattafor ma più nutrita e composita, che amalgamava di verse esperienze. Insomma si affermava una su premazia fondata non solo sull ’ apporto delle forze organizzate e di un prestigioso personale dirigente, ma soprattutto sulla capacità di elabo razione, sulla creatività, sulla funzione di auten tico laboratorio di soluzioni proletarie. Come ha rilevato Giuliano Procacci, «l ’ Emilia rossa nac que riformista, ma bisogna anche aggiungere che ciò avvenne quando il riformismo diventò a sua volta emiliano» 8 * . All ’ origine del fenomeno stavano i mutamen ti nelle campagne. All ’ indomani dell ’ unità, un ’ ondata di rinnovamento investiva nella re gione l ’ area di vecchia agricoltura, riducendo la mezzadria, modificando e modernizzando le boarie e le varie forme di conduzione capitalisti ca, insediate sui terreni bassi e soggetti a disordi ne idraulico, ai margini di quelli vallivi. In una monografia sul Parmense, redatta per l ’ inchiesta Jacini, Francesco Barbuti delineava un processo, riscontrabile con poche varianti in altre zone, ri levando che i proprietari «in un podere in cui viveva prima una famiglia di mezzaiuoli con quattro uomini atti al lavoro, non co stituirono sempre un famiglio da spesa con altrettanta forza attiva, ma convennero una mercede o stipendio fisso per tutta l ’ annata, con uno o due uomini soltan 7 R. BROCCHI, L'organizzazione della
to, i soli necessari alla cura del bestiame ed al grosso lavoro di aratura, trovando più utile e conveniente ser virsi di braccianti pagati nei giorni utili e quando si presentava il bisogno» . La bonifica si inseriva nel processo e ne allar gava la portata. Dopo le prime opere postunita rie, la legge Baccarini del 1882 e le successive da vano un possente impulso alla trasformazione con l ’ aiuto determinante della spesa pubblica, che si affiancava il grande capitale finanziario. Nel 1910 i seminativi del Ferrarese toccavano quasi 160 mila ettari, contro 80 mila di prima del 1870; e oltre 150 mila ettari risultavano mes si a coltura nella Bassa Bolognese e nel Ravenna te, mentre sensibili progressi erano segnalati nel la Reggiana, nella Parmigiana Moglia, nella Bu- rana, oltreché nel Polesine, nel Mantovano, nel Veronese. Alla vigilia della prima guerra mon diale, in più di 400 mila ettari dell ’ Emilia e del Veneto i lavori idraulici erano stati completati, o si trovavano nella fase finale, e si erano già im piantate le coltivazioni 10 . La bonifica, quindi, offriva un terreno di ampiezza inusitata all ’ espansione della grande impresa agricola. Il modo stesso con cui le terre venivano strappate alla palude, le loro caratteristiche, l ’ esigenza medesima della valorizzazione, che richiedeva cospicui mezzi, spianavano la via all ’ affermazio ne della conduzione capitalistica, mentre accor davano minime opportunità alle altre forme. Così, nell ’ area della bonifica, il capitalismo agrario celebrava il suo trionfo: e non è mancata una letteratura apologetica che ha magnificato il «momento eroico» della borghesia terriera im prenditrice, dimenticando che essa rischiava as sai poco in proprio, in quanto addossava alla fi nanza pubblica i quattro quinti del costo dell ’ operazione, requisendone però tutti i van taggi. Ai mutamenti dell ’ assetto corrispondevano quelli della stratificazione sociale. «Tutti i mez zaiuoli sostituiti dai famigli da spesa e le decima zioni fatte subire a quest ’ ultima categoria di co
9 F. BARBUTI, Monografia dell'agricol tura parmense compilata per incarico della Giunta Parlamentare per l'in chiesta Agraria e sulle condizioni della classe agricola in Italia, Parma 1880, p. 26. 10 M. BANDINI, Cento anni di storia agraria italiana, Roma 1957, pp. 77 ss.
resistenza, Macerata 1907, p. LXXII. 8 G. PROCACCI, La lotta di classe in Italia agli inizi del secolo X, Roma 1970, p. 312.
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