Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

Ioni», notava Francesco Barbuti, «andarono ad accrescere il numero dei braccianti» 1 1 . Era però la bonifica che dava il maggior apporto alla dilata zione, al concentramento e, principalmente, alla connotazione sociologica degli avventizi. Sulle terre da trasformare si scaricava l ’ eccesso di po polazione rurale di quelle trasformate. Soprat tutto, «notevoli masse di lavoratori semidisoccupati», scri ve Giuseppe Medici, «affluiscono verso queste zone, richiamati da lavori nei quali non è richiesta mano d ’ opera specializzata. Giornalieri di campagna insie me con barbieri disoccupati, sellai falliti, sarti senza lavoro si riversano a frotte [...] verso la pianura malari ca dove una popolazione randagia vede trasformarsi a vista d ’ occhio, con il paesaggio, il generale sistema di vita [...] Così si determina, in limitate zone, il con centrarsi di imponenti masse di lavoratori non qualifi cati» 12 . Nel Ferrarese, dal 1871 al 1901, i mezzadri, affittuari e obbligati scendevano^ da 50 mila a 31.600, mentre i giornalieri passavano da 12 mi la a 45 mila 13 , rappresentando così il 52 per cen to della popolazione rurale da 9 anni in su 14 , una percentuale simile al 53 per cento di Rovi go 15 . Ma al censimento del 1901, concentramen ti significativi di avventizi si registravano anche in zone che includevano vaste parti di vecchia agricoltura e cospicui strati non proletari: il 40 per cento nel circondario di Guastalla, il 36 per cento nel Bolognese, il 31 per cento nel Raven nate 16 . Nasceva quindi una categoria laica e mo derna, destinata al ruolo di protagonista nel mo vimento agricolo ispirato al socialismo, della quale Giuliano Procacci ha tracciato un mirabile profilo, che occorre richiamare almeno nei punti qualificanti. «Il bracciante della Valle Padana non è [...] un “ contadino senza terra ” e cioè un ex contadino che aspira a tornare nuovamente tale [...] Ciò che caratte rizza il bracciante della Valle Padana non è né la sua provenienza, recente o remota, dal mondo contadino, né la sua aspirazione a ritornarvi, ma anzi la rottura che egli ha operato nei suoi confronti, e la consapevo lezza che ha di esserne definitivamente tagliato fuori. Tutto contribuisce a radicare in lui sempre più salda mente questa consapevolezza: il paesaggio stesso in cui vive, di una terra che subisce di giorno in giorno

trasformazioni profonde nel suo stesso aspetto fisico; lo sviluppo sempre maggiore della meccanizzazione dei lavori agricoli della quale egli è testimone e vitti ma; il tipo stesso di vita infine che egli conduce [...] Tutta l ’ esperienza del bracciante, tutta la sua vita so no una prova che il processo di trasformazione del paesaggio e dei rapporti sociali, che si svolge giorno per giorno sotto i suoi occhi sono fenomeni irreversibi li e che il vecchio equilibrio del “ cosmo contadino ” cui si aggrappa il mezzadro e il piccolo proprietario sta definitivamente tramontando. Con esso tramontano anche le leggi e i valori da cui era regolato (...) Per il bracciante (...) la misura del tempo, segnata dalla ras segnazione e dalla speranza, non esiste più: per lui il domani sarà come l ’ oggi, l ’ uno e l ’ altro dominati dal la fredda legge della domanda e dell ’ offerta: tanto la voro, tanto salario» 17 . La prestazione d ’ opera nella bonifica e nell ’ azienda capitalistica, rigidamente standar dizzata al più basso livello di pura erogazione di energia muscolare, non sollecitava alcuna diffe renziazione in termini di qualifica; anzi, agiva come un crogiolo, livellando le disparità di pro venienza, riducendo tutti coloro che vi erano at tratti a una massa omogenea di proletari puri, duramente sfruttati ed esposti alla continua alea della disoccupazione. Dall ’ esperienza quotidia na, dal girovagare alla ricerca di qualche giornata di occupazione, dall ’ addensamento, dalla situa zione esistenziale maturavano sia la consapevo lezza della condizione socializzata di lavoro c, quindi, dell ’ esigenza della solidarietà di classe per modificarla; sia un abito mentale, che si la sciava alle spalle le nostalgie del passato e si rive lava pronto a recepire la realtà dei rapporti socia li, ad abbracciare idee nuove e modelli più avan zati di organizzazione politica e sindacale. L ’ attenzione che, fin dai primordi, i socialisti prestavano alle campagne e che in Emilia e in tanta parte d ’ Italia doveva portare a risultati di eccezionale rilievo nell ’ incontro con il braccian tato e con grossi strati di mezzadri, scaturiva in una certa misura da cause immediate, dal fatto stesso che molti esponenti, osservava Renato Zangheri, «erano cresciuti sotto T influenza dello stato di miseria e di abbrutimento delle plebi ru rali e nel fervore di un ’ opera di redenzione di questi sofferenti avevano fatto le prime prove politiche (...) Un ’ impronta populista non è

13 A. R overi , Dal sindacalismo rivolu zionano al fascismo. Capitalismo agra no e socialismo nel Ferrarese (1870-1920) , Firenze 1972, p. 42. 4 Censimento 1901, III, p. 375. 15 Ivi, p. 430.

11 F. B arbuti , Monografia dell'agri coltura parmense , cit., p. 26. 12 G. M edici e G. O rlando , Agricol tura e disoccupazione. I braccianti del la bassa pianura padana, Bologna 1952, libro I (di G. Medici), p. 89.

16 Ivi, pp. 485,217,233. 17 G. P rocacci , La lotta di classe, cit., pp. 83-84.

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