Problemi della transizione 1984

Socialismo e riformismo

estranea all ’ ideale giovanile di questi pionie ri» 18 . Tuttavia, nella scelta influivano ragioni più di fondo, riconducibili sia al ripensamento delle esperienze straniere che alla lettura della realtà nazionale. Nel 1884, Andrea Costa ricordava l ’ errore funesto commesso in Francia con «l ’ abbandono in cui si lasciarono le campagne, chiuse ad ogni alito di vita nuova: tanto che quando si vollero stimmatizzare i Versagliesi, li chiamarono Ru rali. Or bene: l ’ esperienza dei Francesi non andrà per noi [...] L ’ emancipazione sociale del popolo dipende dalla cooperazione feconda dei lavoratori di città e di quelli di campagna» 19 . Per Antonio Labriola il problema si poneva al lo stesso modo che per i partiti della Seconda In ternazionale, in termini cioè di «neutralizzazio ne» delle masse agricole a difesa della rivoluzio ne proletaria. «Finché i contadini non saranno conquistati, noi avremo sempre alle spalle quell ’ idiotismo della campagna, che fa o rinno va inconsapevolmente, appunto perché idioti smo, il 18 brumaio e il 2 dicembre» 20 . Filippo Turati manifestava una visione più pertinente della realtà nazionale, quando, nel postillare un articolo di Paul Lafargue, osservava nel 1893: «In Italia sarebbe follia stare ad attendere uno svi luppo grandioso del socialismo industriale per ri volgere poi, come hanno fatto in Germania e in Francia, gli sforzi della propaganda nelle campa gne. In Italia, per l ’ indole stessa del paese, i due socialismi, come sono impropriamente chiamati, è d ’ uopo che si avviino di conserva» 21 . Così, il compito immediato diventa lo schieramento dei contadini in un fronte comune di lotta con gli operai, ben più avanzato del contrastare l ’ in fluenza borghese nelle campagne. Indubbiamente, l ’ azione socialista risultava favorita dall ’ assenza, o meglio, dalla fragile effi cienza dei rivali. L ’ acuirsi dei contrasti di classe, conseguente al sommovimento degli assetti tra dizionali e alla diffusione dei rapporti capitalisti ci, tendeva a contrapporre mezzadri e conceden ti, mentre la mancanza di legami continuativi con l ’ azienda sottraeva gli avventizi alla presa ideologica del padronato. I repubblicani, espres sione di ceti urbani piccolo borghesi e ossessiona ti dallo spettro del «sanfedismo», diffidavano di qualsiasi mossa autonoma dalle masse rurali. 18 R. ZANGHERI, Introduzione a Lotte agrarie, cit., p. LXV. 19 «Avanti!», Imola, 28-29 ottobre 1884. 20 A. L abriola , In memoria del Mani festo dei comunisti, in Id., La conce

Così, nonostante che a Reggio Emilia i fratelli Manini si mettessero alla testa di una banda di insorti contadini, rinunciavano ad avvalersi dei moti del macinato, tanto intensi nella regione, lasciando cadere l ’ ultima opportunità di rove sciare l ’ egemonia monarchica. «Un momento più favorevole per fare la rivoluzio ne», lamentava Giuseppe Pomelli, «non poteva esser ci; invece non solo i capi mazziniani consigliarono la calma, ma Mazzini stesso scrisse lettere, che a me furo no fatte leggere, nelle quali addirittura combatteva quel moto e calorosamente raccomandava di non par teciparvi ma anche di cercare di farlo cessare» 22 . In realtà, notava Nello Rosselli, «i dirigenti del partito, pur seguitando da anni a predicare la rivoluzione e a incitare individui e gruppi a tenersi pronti, non pensano affatto a una rivoluzio ne di contadini ignoranti e inferociti. E vero che con poco sforzo riuscirebbero a trasformare la rivolta di contadini in una, ben più pericolosa, di operai e arti giani delle città, agitando la bandiera della repubblica e soprattutto quella delle riforme sociali. Ma è da di scutersi se fosse allora davvero intenzione dei repub blicani di provocare la rivoluzione. Mazzini si preoc cupa soprattutto della unità; considerate tutte le forze centrifughe che sono in gioco, sa che una piccola scos sa può comprometterla seriamente [... ] Parla di rivo luzione, caccia queste parole in tutti i suoi scritti, ma non pensa a organizzarla sul serio; capisce che così bi sogna fare per tenere la coesione nella Sinistra e per non lasciarsi sfuggire gli elementi più giovani e attivi: è la parola d ’ ordine, nulla più» 23 . D ’ altronde, la prospettiva repubblicana, cir coscritta nell ’ orizzonte dell ’ interclassismo, si ri chiamava alla difesa e all ’ espansione della picco la impresa, alla diffusione e al miglioramento della mezzadria, insomma a un riformismo in quadrato nel sistema, a una specie di versione laica del «cosmo contadino». Come tale, essa tro vava una rispondenza assai modesta nel proleta riato agricolo, mentre coinvolgeva taluni strati mezzadrili romagnoli, relativamente benestanti, interessati a tutelare le loro condizioni e, soprat tutto, ad acquisire il possesso del podere. E in Romagna dava luogo a un tipo di associazioni smo — le fratellanze coloniche — che aveva il centro motore nel nucleo urbano. Per gli anarchici, l ’ ostacolo non stava certo primavera del 1870, Milano 1923, p. 139.

zione materialistica della storia, Bari 1958, p. 54. 21 Postilla a P. L afargue , La conqui sta delle campagne, in «Critica socia le», 1 aprile 1893. 22 G. P omelli , Aspromonte-Mentana e le bande repubblicane in Italia nella

23 N. ROSSELLI, Mazzini e Bakunin. Dodici anni di movimento operaio in Italia (1860-1872), Torino 1967, p. 212.

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