Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
Sull ’ altro versante, l ’ iniziativa socialista co glieva il movimento cattolico in stato di crisi, a seguito dell ’ eliminazione delle congregazioni re ligiose — principale canale dell ’ influenza della chiesa — e delle lacerazioni del tradizionale tes suto sociale delle campagne, prodotte dalla de pressione. D ’ altra parte, il cattolicesimo, irretito nella questione romana, mancava al bagaglio culturale per affrontare la problematica insorta con lo sviluppo del capitalismo. Il più efficace strumento organizzativo a disposizione, le casse rurali, se soddisfaceva reali bisogni degli strati intermedi, non sfiorava neppure il bracciantato: e in Emilia doveva subire, anche nel suo campo, l ’ efficace concorrenza delle strutture approntate dai socialisti e, in Romagna, dai repubblicani. La stessa Rerum novarum, quando esortava a pro muovere l ’ associazionismo — sia pure in un orizzonte interclassista — urtava contro la sorda resistenza di larga parte del clero, in primo luogo quello emiliano legato alla lunga costumanza dell ’ intesa con i possidenti. «In tutta l ’ Emilia», constatava con amarezza nel 1900 la rivista di Romolo Murri, «le popolazioni agri cole sono da qualche tempo prese di mira da un ’ atti vissima propaganda socialista. Un eccellentissimo ve scovo (...) narrava recentemente il rapidissimo diffon dersi del socialismo fra i contadini della sua diocesi e ci chiedeva qualche pubblicazione da diffondere fra i suoi contadini, e specialmente fra il clero, per vedere di far argine alla propaganda socialista (...) Le condi zioni dei lavoratori campagnoli sono tali, e tale anche — conviene confessarlo — l ’ incuria del clero, che al socialismo per penetrarvi e prosperare non manca che l ’ occasione propizia di qualche agitatore o di qualche candidatura» 29 . Nella regione, il carattere retrivo del mondo cattolico dava l ’ impronta al leghismo bianco, che quasi sempre debuttava in un clima da cro ciata contro il «pericolo rosso», cercava di rita gliarsi una base facendo leva sui fattori emotivi della difesa della fede e del costume e, soprattut
nella diffidenza verso i contadini. «Votre pay- san», scriveva nel 1872 Michail Bakunin a Celso Ceretti, «est nécessairement socialiste et au point de vue révolutionnaire on peut dire qu ’ il se trou- ve dans la plus excellente position, c ’ est-à-dire dans une situation économique détestable» 24 . I risultati, però, non corrispondevano alle attese e l ’ opera degli agitatori, tutti di estrazione intel lettuale e cittadina, si esauriva in un fenomeno definibile — con un ’ espressione di Stefano Mer li 25 — come «mecenatismo ideologico», destina to a fallire perché il tentativo di infondere dall ’ esterno la coscienza nelle masse non coinci deva con la loro autoconsapevolezza, che stava maturando in altra direzione. Insomma, in Emi lia e, in particolare, nel bracciantato, non si ripe tevano le condizioni dell ’ Andalusia, dove il ver bo bakuniniano, diffuso dagli obreros coscien- tes, i propagandisti enucleati dagli strati rurali, e tradotto nei termini elementari del reparto — la spartizione delle terre — e dell ’ autogoverno del villaggio, collimava senza smagliature con le aspirazioni e la mentalità dei braceros dei lati fondi 26 . Così, dopo lo sfaldamento della corren te nella seconda metà degli anni settanta, le ri strette ma tenaci propaggini internazionaliste, sopravvissute in talune parti della regione, veni vano di fatto egemonizzate dal movimento so cialista (e, più tardi, in qualche caso si riconosce vano nei sindacalisti rivoluzionari). Così parteci pavano — magari protestando contro le intrusio ni politiche — alle attività sindacali e, persino, cooperative. A Ravenna, il gruppo anarchico, forse il più consistente, si schierava risolutamen te con la Camera del lavoro, quando nel 1910 i mazziniani provocavano la scissione sulle mac chine trebbiatrici 27 . E qualche anno più in là, nel momento in cui i sindacalisti dell ’ Usi sferra vano l ’ attacco alla cooperazione — sbrigativa mente definita borghese — al fine di scalzare uno dei più saldi pilastri del socialismo in Roma gna e incitavano i libertari a uscirne, trovavano in effetti una scarsa rispondenza 28 .
24 La lettera è riportata in A. ROMA NO, Storie del movimento socialista in Italia, Milano-Roma 1954, II, Appen dice, pp. 372-391 25 S. M erli , Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale. Il caso italiano: 1880-1900, Firenze 1972, p. 573. 26 V. al riguardo, B.J. HOBSBAWN, / ribelli. Forme primitive di rivolta socia le, Torino 1966, pp. 106-128. 27 «La Romagna socialista», Ravenna 30 aprile 1910. 28 V. al riguardo la polemica aperta su «L ’ Internazionale», Parma dall ’ 11 ot
tobre 1913 al 7 marzo 1914. 29 «La Cultura sociale», Roma 16 luglio 1900.
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