Problemi della transizione 1984
Socialismo e riformismo
to, si qualificava nell'ostacolare la lotta rivendi cativa. Certamente, non mancavano le eccezio ni: nel 1907 ad Argenta, la locale unione profes sionale si affiancava alla battaglia del braccianta to — una delle più aspre di quegli anni — e il fascio democratico cristiano del paese, intitolato a Davide Albertario, apriva una sottoscrizione a favore degli scioperanti 30 . In generale però, vale l ’ osservazione di Luigi Preti, per cui «gli improv visati sindacati cattolici [... ] si schierano automa ticamente contro gli scioperi promossi dai socia listi e praticamente incoraggiano — spesso senza neppure cercare di salvare la faccia — il crumi raggio» 31 . Tale condotta non era pagante — nel 1910 il leghismo bianco contava nelle campagne emiliane appena 4.347 iscritti 32 — tanto più che non arrecava sensibili vantaggi materiali ai pochi associati: le richieste di qualche concessione, ma gari motivate con l ’ esigenza di non perdere del tutto la credibilità o utilizzando a fini ricattatori la pressione del sindacalismo classista, restavano inascoltate, poiché gli agrari sapevano bene con chi avevano a che fare. Parecchi autori hanno egregiamente analizza to molti aspetti salienti dell ’ azione socialista nel le campagne dell ’ Emilia, del Mantovano, del Polesine, nella risaia o nella cascina: la creatività, l ’ attitudine ad aderire all ’ intima natura del mo vimento delle masse rurali, il tono appassionato e spesso messianico che entusiasmava e convince va, la capacità di avvalersi di immagini familiari agli ascoltatori — il «Cristo lavoratore» o «La pre dica di Natale» di Camillo Prampolini — , il ri chiamo a una nuova concezione dei rapporti di lavoro e umani, alla dignità e alla coscienza, che sapeva mobilitare la volontà di resistenza e lo spirito di sacrificio. E hanno tratteggiato le nu merose «figure di combattenti e di apostoli», rileva Renato Zangheri, «che poche volte e per eccezione appaiono nella vita di un popolo. Uomini duri e ostinati nella difesa degli interessi dei lavoratori, ed assieme pietosi e patetici, circondati, agli occhi delle masse, come da un ’ aura di venerabilità. Siamo di fronte, indubbia mente, a qualcosa che ha radici in un terreno più pro fondo di quello in cui solitamente poggia una associa zione e una attività sindacale, e tuttavia un terreno senza del quale un sindacato nelle campagne non tro va sostegno stabile e sicuro» 33 .
Vogliamo qui sottolineare altri elementi di pari e, anzi — almeno a nostro parere — mag giore rilievo. Gli esponenti e i deputati socialisti che si recavano tra gli scioperanti, gli agitatori fa mosi che davano l ’ impronta alla attività in intere province, quelli più modesti che percorrevano i villaggi al servizio dell ’ emancipazione proleta ria, erano tutti portatori di un appello all ’ inizia tiva dal basso, all ’ associazione e alla partecipa zione diretta per instaurare con la lotta e con ori ginali forme di autogoverno, più avanzati rap porti di vita collettiva. Durante lo sciopero delle risaiole di Molinella nel giugno 1897, 1 ’ «Avan ti!» che esaltava il contributo dei compagni e «l ’ intervento del deputato Andrea Costa sorres sero nei momenti dubbi le combattenti, quando nell ’ estenuazione della fame vacillava la fede e dallo stomaco vuoto salivano le tentazioni della resa» 34 . Ma dichiarava anche che il moto si era avviato spontaneamente, dotandosi delle forme per autodisciplinarsi. Si estendeva poi nel Ferra rese, dove in diversi paesi «i lavoratori più ani mosi costituivano un nucleo operativo, formato per lo più da avventizi, e nel giorno stabilito si mettevano in testa ai loro compagni» 35 . D ’ al tronde, le esperienze di organizzare la sponta neità rimontavano più indietro nel tempo. Già nel 1891 «nel Basso Ferrarese [...] alla fine di maggio», scrive Teresa Isenburg, «si formò un comitato operaio per promuovere “ una legale agitazione per l ’ aumento della mercede durante la mietitura ” »; e a Massafiscaglia, un manifesto annunciava che « “ alcuni operai [...] si sono uniti espressamente in comitato regolatore per preve nire tutti i mietitori accioché vogliano [...] in tendersela col comitato stesso ” » . Insomma la propaganda socialista era non tanto un atto di «mecenatismo ideologico», bensì la componente di un processo, in cui convergevano, in un qua dro di reciproco condizionamento, la circolazio ne delle idee e l ’ autonoma maturazione della consapevolezza nei lavoratori. Così sorgeva la le ga, sede di una vivace democrazia e strumento di lotta rivendicativa, attraverso la quale una massa miserabile, estranea allo stesso vivere civile, sco priva un nuovo orizzonte di dignità umana. Ma i socialisti apportavano al movimento l ’ al tro determinante contributo «di una larga visio ne dell ’ avvenire» 37 , cioè della prospettiva di lun
30 A. R overi , Dal sindacalismo rivolu zionario , cit., p. 197; e L. BEDESCHI, Il diario di don Minzoni. Brescia 1963, p. 58. 31 L. P reti , Le lotte agrarie nella valle padana. Torino 1955, p. 225. 32 MAIC, Le organizzazioni operaie
36 T. ISENBURG, Investimenti di capi tale e organizzazione di classe nelle bo nifiche ferraresi (1872-1901). Firenze 1971, p. 68. 37 I. BONOMI, intervento in Le leghe di resistenza e il partito socialista. Mila no 1902, p. 29.
cattoliche in Italia. Roma 1911, pp. 32-33, prosp. III. 33 R. ZANGHERI, Introduzione , cit., p. XXII. 34 «Avanti!», Roma 25 giugno 1897. 35 A. ROVERI, Dal sindacalismo rivolu zionario. cit., p. 51.
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