Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

go periodo. Secondo alcuni studiosi, la formula della «socializzazione della terra» — in cui essa viene compendiata con parecchie forzature — era schematica ed errata, frutto del dogmatismo, di un male assimilato al marxismo, di una caren te concezione della questione agraria, che coglie va solo una parte ristretta della realtà delle cam pagne, mentre ignorava le aspirazioni degli strati non proletari, legati alla proprietà individuale del suolo, e finiva per isolare le avanguardie. Pertanto, la costruzione di imponenti strutture associative, di robuste istanze economiche, le «repubbliche socialiste» della regione emiliana, da Molinella a Fontanelle, la conquista medesi ma non solo del bracciantato, ma anche di in genti gruppi di mezzadri — la categoria ritenuta per eccellenza ancorata al possesso del singolo podere — in Emilia e poi in Umbria, in Toscana, nelle Marche ecc., non sarebbero altro che il ri sultato di una sorta di pragmatismo, della positi vità intrinseca dell ’ azione, di «un ’ opera che ave va dentro di sé ragioni di lunga validità» 38 , a pre scindere dalla sua impostazione: in ultima anali si, una specie di premio di consolazione a dei vo lenterosi sprovveduti, che si davano tanto da fa re. Siffatte valutazioni liquidatone derivano trop po spesso dal metodo di trasferire in sede storica giudizi nati in sede politica. La «socializzazione della terra» non era un ’ elucubrazione dottrinaria sovrapposta al movimento. Essa aderiva piena mente alla consapevolezza del bracciantato — la formazione sociale delle campagne, scesa per prima sul piano della lotta — che vedeva nella formula lo sbocco coerente delle azioni rivendi cative immediate, la costruzione di un potere dei lavoratori, capace di riorganizzare la produzio ne, di eliminare le piaghe del presente. Esprime va il rifiuto sia di limitarsi a raccogliere la ban diera di una riforma fondiaria circoscritta nello steccato delle liquidazioni dei residui feudali, un ’ operazione che appariva anacronistica con lo sviluppo del capistalismo, che aveva sconvolto i termini del problema; sia di sottostare alle sug gestioni populistiche, che sotto la veste della di fesa del piccolo e del povero, nascondevano no stalgie reazionarie e minacciavano di offuscare il fondamento classista. Conteneva, inoltre, la va lida intuizione di unificare in un ’ unica prospet tiva il riordinamento del regime terriero e la ri-

strutturazione produttiva sulle basi più avanza te, per cui le esigenze della tecnica e quelle dei lavoratori — dissociate e rese antagonistiche dal capitalismo — si ricomponenvano nelle grandi aziende autogestite, manifestazioni di un nuovo modo di lavorare e di produrre. «Con la cultura cooperativa-sociale», scriveva Andrea Costa nel 1886, «assicurato il progresso indefinito dell ’ agricoltura, assicurato il pane, assicurata la educazione e la libertà del lavoratore, assicurata la pace sociale» 39 . Infine, essa permetteva al Psi, unico partito della Seconda Internazionale, di sottrarsi al paralizzante dilemma di dover sce gliere tra la difesa del contadino, in quanto tale, e la previsione massimalistica della sua inevitabi le fine; e, soprattutto, di darsi l ’ obiettivo, non di «conoscere» o «neutralizzare» il mondo rurale, bensì di portare le masse lavoratrici delle campa gne in lotta a fianco degli operai. Certo, la «socializzazione della terra» non esauriva la questione agraria e rimaneva estranea alle aspirazioni immediate delle categorie non proletarie. Emergeva quindi il problema della conquista di queste ultime, di guadagnare la lo ro alleanza, non risolvibile con il semplice invito di affiancare l ’ avanguardia bracciantile, di accet tarne la direzione e le finalità. Ma esso sorgeva «dopo», o meglio «in quanto» era stata compiuta una scelta socialista 40 . E andava affrontato non rinunciando alla prospettiva per mettersi alla co da del movimento, ma articolandola attraverso obiettivi intermedi, consoni alle attese e alla consapevolezza dei diversi ceti. Invero, il sociali smo si cimentava con tale arduo compito, riu scendo solo in parte a venirne a capo. Nei con fronti dei mezzadri perveniva a importanti risul tati di linea — attestati dalle masse ingenti di adesioni — con un lungo processo costellato di sofferte prove, che proprio in Emilia avevano il teatro principale, dalla cosiddetta «guerriglia del boicottaggio» del Bolognese nel 1904 41 al più drammatico episodio delle macchine trebbiatrici in Romagna nel 1910. Così, il convegno di Bolo gna del 1913 compiva un salto qualitativo nell ’ elaborazione, demistificando la natura so cietaria del patto e individuando nel colono un lavoratore subordinato e sottopagato, allineato quindi all ’ avventizio nelle rivendicazioni retri butive 42 . E, in pari tempo, si prospettava il supe ramento del rapporto parziario tramite le forme Roma 16 marzo 42 A. ALTOBELLI, Relazione al V con gresso della Federazione nazionale dei lavoratori della terra, riprodotta in Lot te agrarie. cit., pp. 348-349.

38 A. CARACCIOLO, La questione agra ria e il movimento socialista nelle Cam pagne. in Critica Sociale, a cura di M. Spinella, A. Caracciolo, R. Amaduzzi e G. Petronio, Milano 1959, I, p. LXXXIX.

39 «Il Messaggero^ 1886. 40 G. PROCACCI, La lotta di classe. cit., p. 129. 41 «La Squilla», Bologna 2 marzo 1905.

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