Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

guardavano con diffidenza alle altre forme di or ganizzazione economica delle masse rurali, le ac cusavano di essere inquinate di spirito borghese; e le federazioni provinciali, per mantenere inte gra la loro connotazione «combattente», respin gevano l ’ associazione delle strutture cooperative e mutualistiche, poiché esse non praticavano la lotta di classe. Leghe e federazioni si proclamavano con fie rezza classiste e socialiste e contrapponevano po lemicamente tali caratteristiche all ’ ecclettismo e all ’ apoliticità delle camere del lavoro, rifiutando di aderirvi. Invero, al debutto del secolo, queste utlime stavano ancora a metà del guado, del tra passo da istituti di collocamento e mediazione — quali erano agli inizi — a organismi di azione sindacale, spesso in aspra concorrenza con le istanze professionali. I loro statuti continuavano a definirle estranee alla politica; fruivano soven te di contributi comunali; e nei loro vertici con servavano una certa influenza gli elementi radi cali e della democrazia piccolo borghese. Così, a Piacenza le associazioni dei lavoratori della terra si staccavano dalla Camera del lavoro, non appe na raggiunta una certa consistenza 47 . Al congres so delle istanze contadine ferraresi del settembre 1901, il mantovano Egidio Bernaroli — che vi assisteva — accusava i fautori dell ’ adesione di voler somministrare «l ’ oppio addormentatore fi no a ieri propinato da tutti i partiti radicali»; e contribuiva a far sì che le leghe si dichiarassero li bere «dai legami che la Camera del Lavoro con trae con il capitalismo borghese [...], poiché il movimento operaio deve svolgersi senza illusioni e senza ipocrisie, con bandiera di classe» 48 49 . Nei motivi dell ’ intransigenza c ’ erano parecchie con traddizioni formali. E coglieva il segno chi, pro prio a Ferrara, rilevava che gli oppositori «gridano: Vogliamo le Camere socialiste, e intanto dicono ai contadini (l ’ elemento più adatto a diventar socialista): restate fuori dalle Camere perché non sono socialiste!! Voi che siete socialisti entrate nelle società operaie, nelle cooperative, dunque, per portarvi il

pensiero e l ’ anima vostri; ma nelle Camere no, perché... perché devono essere socialiste! Oh, la logi- ca!» . Con il tempo, il contrasto si appianava. Tutta via, va considerato che l ’ atteggiamento rispec chiava l ’ ostilità tradizionale delle masse rurali verso la città, luogo di spesa della rendita estorta nelle campagne, la diffidenza verso la borghesia e i ceti medi urbani, legati agli interessi della proprietà fondiaria, verso gli stessi strati popolari cittadini, troppo a lungo adagiati nella passività: e la nuova coscienza suscitata dai socialisti e dalle leghe si innestava su tali sentimenti e li accen tuava. D ’ altra parte, difendendo l ’ autonomia e la connotazione delle loro istanze associative, gli avventizi manifestavano di confidare soltanto nelle proprie forze organizzate e di respingere qualsiasi mediazione. Giuliano Procacci ha giustamente messo in ri salto che le leghe e le federazioni «proclamando si socialiste, non facevano che sottolineare il loro carattere e le loro finalità di organizzazioni for giate in funzione e in vista esclusivamente della lotta di classe, di strumenti di lotta rivendicati va» 50 . In altre parole, l ’ attributo non aggiungeva nulla ai loro compiti: esse scambiavano per co scienza socialista — cioè per coscienza politica di classe — quella che era coscienza sindacale; ed esprimevano non tanto una concezione politiciz zata del sindacato, quanto una visione tradeu- nionistica della lotta politica. Tuttavia, nella vi gorosa affermazione di «socialismo», riteniamo di intravedere alcuni elementi di consapevolez za, forse più intuita che ponderata e, comun que, esternata con forme embrionali: l ’ aspira zione cioè a riunificare l ’ azione politica e l ’ azio ne sociale — che il congresso di Genova del 1892 aveva scisso attribuendole rispettivamente all ’ istanza partitica e a quella sindacale — per ancorare Luna e l ’ altra al luogo di lavoro e di for mazione della coscienza antagonistica di classe; e il conseguente tentativo di dare respiro e dimen sione politica all ’ azione rivendicativa per impe

47 V. l ’ intervento di S. Varazzani al congresso costitutivo della Federterra in Resoconto stenografico del primo congresso nazionale dei lavoratori della terra, riprodotto in Lotte agrarie, cit., p. 91. 48 «La Scintilla», Ferrara 6 ottobre 1901. 49 Ivi, Ferrara 16 marzo 1902. 50 G. P rocacci , La lotta di classe. cit., p. 96.

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