Problemi della transizione 1984
Socialismo e riformismo
dire che venisse circoscritta alla difesa degli inte ressi immediati dei lavoratori e per riportarla su una posizione militante di lotta al capitalismo. In definitiva, ci sembra di individuare un barlu me di contestazione della separazione «oggetti va» fra politica ed economia — un concetto che dalla Seconda Internazionale percorre tutto il pensiero marxista fino alle esperienze dei nostri giorni — per cui il sindacato resta confinato nel la sfera economica, come un ’ entità irrimediabil mente subalterna rispetto al momento dell ’ ela borazione politica (quindi, rispetto al partito), incapace di superare la vocazione corporativa, di produrre cultura, ideologia e, dunque, politica. Dichiarandosi socialiste, le istanze contadine non intendevano affatto subordinarsi a quelle partitiche. La lega, asseriva Egidio Bernaroli, «è la lotta di classe in azione, è il socialismo che di viene, è la classe lavoratrice che sale lentamente ma sicuramente alla conquista del pane, della luce, della giustizia» 51 . Dal momento che il solo socialismo era quello delle leghe e che, come scriveva un giornale piacentino, «socialista è di ventato sinonimo di contadino organizzato» 52 , la funzione del partito si immedesimava con la re sistenza: erano quindi le sue istanze che doveva no subordinarsi a quelle associative, non vicever sa. Invero, la struttura politica veniva spesso ri dotta al ruolo di generico punto di riferimento ideologico, di preparazione e fornitura di quadri o, addirittura assorbita da quella sindacale. Nel Ferrarese non di rado si sopprimevano i circoli, quali inutili doppioni delle leghe 53 ; il periodico «La Scintilla» prendeva il sottotitolo di «organo della Federazione provinciale delle leghe di mi glioramento»; e nel circondario di Copparo, il pagamento delle quote sindacali bastava ad atte stare la «coscienza socialista» del lavoratore agri colo, che non riusciva a corrispondere quelle do vute al partito 54 . Anche a Piacenza, il settimana le socialista si tramutava nell ’ organo della Fede razione provinciale delle leghe dei contadini 55 . Questa impostazione, così univoca nell ’ esclu
sivismo bracciantile, doveva subire l ’ impatto di rompente della ben più articolata realtà sociale. Tuttavia molti suoi elementi qualificanti trasmi gravano nel più generale modello, che finiva per conferire una relativa uniformità all ’ Emilia so cialista. E, nel contempo, in essa — assai più che nelle teorie di Georges Sorel o nelle elucubrazio ni degli intellettuali — vanno ricercate le radici del sindacalismo rivoluzionario, almeno nella sua versione emiliana. Reggio presentava un diverso modello, per molti aspetti più aderente alla variegata conno tazione della regione. Anche qui, il maggiore impulso associativo sgorgava dal proletariato agricolo: nel giugno 1901, a Guastalla, al centro della Bassa, si costituiva la Federazione circonda riale delle leghe con 7 mila iscritti 56 , che, se an che non erano tutti giornalieri, rappresentavano certamente un ’ elevatissima percentuale dei 9.536 avventizi locali 57 . Ma le propensioni all ’ esclusivismo bracciantile, che non mancavano di pronunciarsi, risultavano ben contenute dal lavoro in profondità svolto dai socialisti, che ave va colmato il tradizionale dissidio fra campagna e città. Poco dopo, infatti, l ’ organismo prendeva carattere provinciale, portava la sede nel capo luogo e, soprattutto, entrava a far parte della Ca mera del lavoro, non appena costituita. Questa assumeva subito i caratteri di un ’ organizzazione peculiare e complessa. Vi aderivano non solo le istanze dei salariati della città e del contado, dei mezzadri e dei piccoli contadini, ma anche il movimento cooperativo, già forte di una cin quantina di cooperative di consumo e di altret tante di produzione. L ’ istituto, dunque, si po neva al centro di una vasta articolazione, quale punto di convergenza degli interessi di larghi settori della popolazione lavoratrice: dei conta dini e dei mezzadri, che trovavano nelle coope rative lo sbocco ai loro prodotti; dei braccianti che, da queste ultime traevano occasioni di lavo ro; degli operai e dei consumatori. L ’ unità di in
51 E. B ernaroli , Uno che parte, in «Critica sociale», 16 settebre-1 ottobre 1903. 52 «Piacenza nuova», Piacenza 7 di cembre 1901. 53 «La Scintilla», Ferrara 13 aprile 1902. 54 F ederazione mandamentale fra LE LEGHE DEL COPPARESE, Relazione morale e finanziaria anno sociale mag gio 1902- giugno 1903, Ferrara 1903, p. 9. 55 «Piacenza nuova», Piacenza 7 set tembre 1901.
56 «La Giustizia», Reggio Emilia 30 giugno 1901. 57 Censimento 1901 , III, p. 485.
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