Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

messo sovente a dura prova: ma, pur sempre si arrivava a un ’ intesa in modo che «le due catego rie procedano in completa armonia per migliora re le condizioni dei patti colonici e delle tariffe, agendo compatti contro la resistenza dell ’ egoi smo dei proprietari di terre» 65 . Va sottolineato che l ’ esigenza di ricomporre i divergenti interessi tendeva a superare la mediazione statica per de lineare una piattaforma dell ’ intero movimento, che esaltava i fini comuni e collegava le singole rivendicazioni allo sviluppo del settore. Il con gresso provinciale delle leghe del gennaio 1902 asseriva che «il conseguimento di importanti e durevoli miglioramenti per la classe dei lavorato ri dei campi non è possibile senza il progressivo elevarsi delle condizioni economiche dell ’ indu stria agricola» 66 . In termini operativi, il pro gramma restava quanto mai arretrato, limitan dosi a prevedere una «assidua pressione» sui pro prietari: e, tuttavia, vi si avverte un primo sinto mo del maturare di una consapevolezza dell ’ azione rivendicativa, che andava oltre quel la elementare di tipo tradeunionistico e accenna va a un ’ impostazione non richiusa nel contestare la ripartizione del reddito prodotto, bensì proiettata a intervenire sui fattori della sua for mazione. E partendo da tali premesse, il movi mento cominciava a impossessarsi delle questio ni del progresso e della tecnica per farne una bandiera contro l ’ assenteismo delle classi diri genti. Il modello adottato in Romagna ripeteva gran parte dei tratti di quello reggiano, ma con la va riante determinata dalla compresenza di due di stinte forze politiche: i socialisti e i repubblicani. Come l ’ altro, rifletteva nell ’ assetto e negli indi rizzi, le caratteristiche di una zona di composita stratificazione sociale, con una netta prevalenza dei mezzadri — 88.963 unità, il 57,8 per cento della popolazione agricola — inegualmente compensata da 39-305 avventizi, che rappresen tavano il 25,5 per cento 67 . Questi ultimi, poi, ri sultavano concentrati solo ai margini della boni

dirizzo politico nella comune ispirazione al so cialismo rinsaldava quella operativa. Le cure maggiori venivano dedicate allo sviluppo delle strutture economiche. Nel 1904, le cooperative di consumo contavano 68 unità con 7.388 soci e quelle di produzione rispettivamente 65 e 7 .687 58 . Il congresso camerale del 1903 delibera va di consorziare le une e le altre e di istituire una cassa depositi e prestiti per sopperire alle lo ro esigenze finanziarie 59 . Nuove prospettive si dischiudevano nel settore delle affittanze collet tive, dopo l ’ esito positivo del primo esperimento di Fabbrico nel 190 1 60 : dal 1902 al 1907 sorgeva no 13 cooperative di lavoro agricolo, con 2.416 soci, che coltivavano collettivamente 1.300 ettari di terra 61 . Gli organizzatori reggiani respingevano l ’ esclusivismo bracciantile per tema di isolare il proletariato dei campi e isterilirne l ’ azione nello scontro frontale con un largo fronte rurale ege monizzato dal padrone. Ciò mortificava, in par te, l ’ autonomia rivendicativa dei giornalieri apertamente esortati a non compromettere «con atti impazienti e mal misurati il progressivo e si curo elevarsi delle classi,dei lavoratori» 62 , e so spinti ad «accordare condizioni di lavoro specia le» ai mezzadri 63 . La rinuncia era però compen sata non solo dalle concessioni dei partners, ma soprattutto dalle opportunità occupazionali, dal senso di sicurezza offerto dal far parte di un ’ effi ciente struttura. Ne derivava anche un ’ attenua zione della conflittualità: «Gli scioperi», diceva Antonio Vergnanini al congresso camerale dell ’ agosto 1903, «si limitarono a un numero esi guo, se si tien conto dei frequentissimi conflitti e contrasti fra proprietari di terre e leghe» 64 . Nell ’ ottobre 1902 si instaurava la prassi di te nere congressi separati per braccianti e mezzadri, nei quali ognuna delle due categorie precisava la propria piattaforma. Alla fine si aveva una riu nione comune dove, con la mediazione della Ca mera del lavoro, si definivano i reciproci impe gni. Certo, il mantenimento dei rapporti era

58 M. B onaccioli e A. R agazzi , Re sistenza, cooperazione, previdenza nel la provincia di Reggio Emilia, Reggio Emilia 1925, pp. 77 e 100. 59 «La Giustizia», Reggio Emilia 23 agosto 1903. 60 M. B onaccioli e A. R agazzi , Re sistenza, cit., p. 134. 61 Ivi, pp. 135-137. 62 «La Giustizia», Reggio Emilia 13 febbraio 1902. 63 Ivi, Reggio Emilia 20 ottobre 1902. 64 Ivi, Reggio Emilia 23 agosto 1903.

65 Ivi, Reggio Emilia 4 settembre 1904. 66 Ivi, Reggio Emilia 12 febbraio 1902. 67 Censimento 1901, III, pp. 217, 323 e475.

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