Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

ta «un ’ accademia» dal molinellese Francesco Za- nardi e bocciata 79 . Così solo nel gennaio 1902 un tormentato compromesso consentiva di dar vita a un ’ istanza provinciale, che poneva in primo pia no i compiti rivendicativi, ma aggiungeva anche quelli della mutualità e dell ’ assistenza e accetta va di far parte della Camera del lavoro 80 . Nono stante il poco brillante debutto, la costruzione si dimostrava solida e sapeva reggere con fermezza alla controffensiva padronale scatenata nel 1902 in tutta la Valle Padana. «Se ci fu sconfitta eco nomica», dichiarava con orgoglio Argentina Al tobelli, «non ci fu quella morale e i nostri operai anziché sbandarsi serrarono vie più le loro file e mantennero salda la loro organizzazione» 81 82 . So prattutto, rivelava la non comune capacità di as similare e fondere in perfetta sintesi i risultati positivi di diverse esperienze. Il grosso delle sue forze era formato dagli avventizi della Bassa, da cui scaturiva un eccezionale grado di combatti vità, che non paventava lo scontro diretto e che i dirigenti cercavano di incanalare, non di frenare. Ma l ’ aspetto forse più significativo stava nel fatto che questo potenziale di lotta, anziché rinchiu dersi nell ’ esclusivismo e nella pura azione di re sistenza, si combinava con la ricerca di legami con le categorie non proletarie e con un ’ attività realizzatrice, quanto mai ricca e articolata. Per la verità i rapporti con i coloni debuttavano in ma niera burrascosa. Nelle lotte del 1904, i braccian ti usavano per la prima volta l ’ arma del boicot taggio: e quelli di Mezzolara, imitati in tutta la Bassa, la impiegavano contro i mezzadri, per in durli a disdettare il contratto, la cui diffusione decurtava le già magre occasioni di lavoro. La Fe derazione, però, correggeva il tiro: e, a quanto pare, la «guerriglia del boicottaggio» sortiva l ’ ef fetto di spingere gli strati mezzadrili sulla via dell ’ organizazione . Nel novembre si teneva un convegno con la partecipazione di 24 leghe colo niche, forti di 2 mila iscritti 83 : e, a partire dal febbraio 1905, si instaurava il metodo, mutuato dall ’ esperienza reggiana, delle sedute distinte per categoria, con la comune riunione conclusi va 84 . L ’ intesa veniva perseguita non tanto con le

concessioni reciproche, quanto con una linea unitaria contro il padronato. Era una scelta di grande prospettiva, ma anche irta di difficoltà: e nelle more dell ’ elaborazione, i momenti di acu ta tensione sociale esacerbavano i contrasti, che minacciavano sempre di lacerare il movimento. Così, il dilagare della disoccupazione braccianti le portava nel febbraio 1906 ad approvare un or dine del giorno che proponeva di «abbandonare l ’ organizzazione dei coloni e di indirizzare la propaganda in modo che si persuadano in avve nire ad abbandonare il contratto di mezza dria» 85 . La decisione restava però lettera morta, senza produrre conseguenze. Intanto, la Federazione si sforzava di coordi nare l ’ attività dei comuni retti dai socialisti e da va impulso alla cooperazione di lavoro, orientan dola — dopo l ’ esperienza di Altedo nel 1905 86 — alla diffusione delle affittanze collettive. Nel giugno, compilava l ’ inventario dei patrimoni fondiari delle opere pie e lanciava una forte agi tazione per rivendicare che «questi beni siano di preferenza dati in affitto a cooperative agrico le» 87 . Nel novembre, in un apposito convegno, presentava un lusinghiero bilancio dei successi conseguiti 88 , mentre prendeva l ’ iniziativa di creare una scuola per consiglieri comunali 89 . Un ’ esperienza tanto ricca e multiforme forniva una prova eloquente del «primato» acquisito, se condo i suoi dirigenti, dall ’ organizzazione bolo gnese 90 e sanzionato nel momento in cui l ’ istan za centrale del movimento contadino si trasferiva nella città emiliana e Argentina Altobelli ne as sumeva la direzione. Così, al riformismo tradeu- nionistico e bracciantile nelle aree di prevalente avventiziato subentrava una concezione nutrita di capacità creativa e di coscienza politica, «Un riformismo proletario e realizzatore», scrive Giu liano Procacci, «ideologia di un movimento che opera in silenzio, ma in profondità» 91 . E proprio attraverso la diffusione di questo modello, ela borato e sperimentato a Bologna, si definivano quei tratti di relativa uniformità della costruzio ne socialista in Emilia.

88 Ivi, Bologna 4 novembre 1905. 89 Ivi, Bologna 18 novembre 1905. 90 Ivi, Bologna 3 febbraio 1906. 91 G. PROCACCI, Geografia e struttura del movimento contadino della Valle padana nel suo periodo formativo (1901-1906), in «Studi storici», 1, 1964, p. 120.

79 «La Squilla», Bologna 23 settembre 1901. 80 Ivi, Bologna 16 gennaio 1901. 81 Ivi, Bologna, 24 ottobre 1902. 82 Ivi, Bologna 2 marzo 1905. 83 Ivi, Bologna 16 novembre 1904. 84 Ivi, Bologna 2 marzo 1905. 85 Ivi, Bologna 10 febbraio 1906.

86 Ivi, Bologna 2 marzo 1905. 87 Ivi, Bologna 24 giugno 1905.

114

Made with FlippingBook - Online catalogs