Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
elementi ritenuti degni di essere salvati con dosi elevate di cultura liberale e neo-liberale, o me glio, l ’ inglobamento di tali elementi in detta cultura. Il tentativo, insomma, è quello di far confluire il pensiero socialista e marxista nell ’ ambito di un liberalismo democratico. E tutta la discussione sulla «crisi del marxismo», evinta da quelli che vengono considerati i «pro dotti storici» del pensiero di Marx — le società di tipo sovietico — e da quelle che vengono viste come sue insufficienze teoriche — l ’ incompren sione del fenomeno capitalistico — sembra ap punto viziata da tale dato di partenza. 1.1 Teoria marxiana e «socialismo reale» Molti degli scritti sul «socialismo reale» pren dono le mosse dall ’ assunto che l ’ esperienza dell ’ URSS e delle società gravitanti nella sua or bita è il corrispondente pratico della teoria mar xiana. Tali società, cioè, non devono venir consi derate deviazioni dal modello sociale ipotizzato da Marx per il futuro, bensì sviluppi, in parte necessari, ma in parte perversi, di implicazioni in esso presenti 4 . Pur restando in questo ambito interpretativo, Salvadori e Cafagna sembrano ri conoscere un certo scarto fra realtà sovietica e teoria marxiana, alla quale sarebbero imputabi li, principalmente, limiti di previsione rispetto al reale procedere storico. Per Salvadori 5 il rap porto delineato da Marx fra struttura e sovra struttura deve essere completamente rivisto quando si vanno ad esaminare le società dei pae si dell ’ Est europeo. Il modello marxiano funzio nerebbe solo in relazione alla «società capitalisti ca ottocentesca», ma non sarebbe più valido per l ’ analisi delle forme più mature di capitalismo, né per quella delle formazioni economico-sociali dell ’ Europa orientale, «poiché sono mutati sia i contenuti della struttura e delle sovrastrutture sia la funzionalità dei rapporti reciproci» 6 . La re lativa autonomia di struttura e sovrastrutture, prosegue Salvadori, non compare in Unione So vietica, soprattutto per quel che riguarda il ruolo dello Stato, visto da Marx come parzialmente esterno alla sfera economica. Lo Stato, infatti, qui sollecita «lo sviluppo delle forze produttive». Ne consegue che «lo Stato-società di tipo sovieti co “ rompe ” ... con lo schema dei rapporti società 5 M assimo L. S alvadori , Realtà so vietica e ideologia marxista, in MO, 1978, l,pp. 89-95. 6 lbid. , p. 89.
beraldemocratica; dal 1977, e non di rado da parte dei medesimi gruppi intellettuali e politi ci, si rimprovera eminentemente ad essa un adergersi razionalistico e oppositivo di contro al la stessa realtà. La cultura socialista, che ieri non doveva dimenticare Marx, oggi deve dimenticar lo» 3 . Non essendo possibile riportare in dettaglio l ’ ampia discussione che tuttora si sta svolgendo sulle pagine di «Mondoperaio» (da qui anche il carattere di provvisorietà delle presenti note), si sono voluti ricondurre gli interventi pubblicati a due filoni problematici generali: quello che fa capo alla nozione di «crisi del marxismo» e del pensiero socialista e quello che addita prospetti ve di superamento di tale pensiero. 1. La crisi del marxismo La nozione «crisi del marxismo» presenta aspetti di grande complessità che qui possono venire appena accennati. Si tratta di un nodo non facile da districare, ma che, molto somma riamente, può essere rappresentato nei termini seguenti: a «destra», si dà per scontata l ’ esistenza di tale crisi, dal momento che il pensiero marxi sta mostrerebbe ab origine la sua inattendibilità. In tal senso, è forse più corretto non parlare di crisi di tale pensiero, poiché il suo stesso artico larsi sarebbe costruito a partire da presupposti errati e i fallimenti delle sue proiezioni pratiche non ne sarebbero che la logica conseguenza. A «sinistra», invece, il panorama di posizioni appa re assai più variegato. Su questo versante: o si nega recisamente l ’ esistenza di una crisi; oppure si tenta di recuperare il «nucleo sano» del pensie ro di Marx, opponendolo a ciò che viene scorto quale distorsione più o meno palese di esso; op pure si cerca di comprendere la portata reale del la crisi, si verificano i punti deboli del pensiero marxista, al fine di far scaturire da questa analisi indicazioni per l ’ elaborazione di una nuova teo ria del socialismo. Gli interventi comparsi su «Mondoperaio» non sembrano da ascriversi univocamente a nessuna delle linee interpretative ricordate, ma oscillare fra queste, secondo, però, delle costanti di fon do: da un lato, l ’ idea della crisi irreversibile del marxismo; dall ’ altro Iato, l ’ integrazione degli 3 Ibidem.
70-71. Sul dibattito attuale intorno al «socialismo reale» può essere interes sante confrontare il fascicolo 3/1981 della rivista «Metamorfosi», interamen te dedicato a questa problematica e presentato con titolo, Per una critica del « socialismo reale».
4 Cfr. Lucio C olletti , La crisi del marxismo, in MO, 1977, 11, pp. 59-92. Cfr. anche LUCIANO PELLICANI, ComuniSmo e sottosviluppo, in MO, 1978, 10. In partic. le pagine 68 e
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