Problemi della transizione 1984
Socialismo e liberalismo
civile-Stato esistenti nel capitalismo ottocente sco»; dal che, l ’ inapplicabilità del modello mar xiano nell ’ analisi del sistema sovietico 7 . Cafagna, dal canto suo, identifica la «crisi del marxismo» con la non attuazione nei paesi a so cialismo reale di un concetto chiave del pensiero marxiano, quello della dialettica tra «espropria zione degli espropriatoti» e riappropriazione da parte degli espropriati 8 . D ’ altronde, ad avviso di Cafagna, il pensiero di Marx su questo punto è tutt ’ altro che chiaro e si avvolge in contraddizio ni. Marx, infatti, nella sua ipotesi di trasforma zione non contemplerebbe la necessità di un mutamento dell ’ organizzazione del lavoro, la sciando inalterato il sistema di fabbrica e deman dando, di conseguenza, il compito della riappro priazione sociale non al sociale stesso ma alla sfe ra politica: «L ’ operazione espropriativo-riappro- priativa, infatti, è da lui vista come insieme di atti di un potere politico rivoluzionario... confi gurabile come espressione del proletariato, che esproprierebbe non solo in nome ma immediata mente e direttamente a favore di quest ’ ulti mo» 9 . L ’ ipotesi rivoluzionaria marxiana sarebbe, dunque, essenzialmente «giacobina», un ’ ipotesi di rivoluzione politica, «dimezzata» e il lenini smo ne costituirebbe la successiva sistemazione teorica 10 . Alcune valutazioni paiono quantomeno di scutibili: l ’ idea della rivoluzione in Marx come trasformazione politica e non sociale-politica, la riduzione del leninismo a giacobinismo, il man tenimento nel comuniSmo del sistema di fabbri ca. Al di là di questo, però, il problema di fondo verte sul collegamento tra «crisi del marxismo» e mancata realizzazione della dialettica espro- priazione-riappropriazione. Per quale motivo la non attuazione di tale dialettica dovrebbe rap presentare un momento di crisi del pensiero marxiano e non, piuttosto, un ’ incapacità di tra duzione pratica di esso? La deduzione della de bolezza del dato teorico dalla non-realtà del dato fattuale che del primo dovrebbe essere la proie
zione pratica sembra dimostrare non tanto l ’ in sufficienza del teorico, quanto i limiti attuativi del pratico. Lo sviluppo delle argomentazioni di Cafagna è il seguente: il «giacobismo leninista» fu artefice di una rivoluzione «dimezzata» e per ciò fallita. Ora, essendo la teoria leninista del partito e della rivoluzione filiazione diretta di quella marxiana, ovvero, dipendendo il «giacobinismo» di Lenin da quello di Marx — che, a sua volta, come si è visto, è rinvenibile nell ’ idea di una riappropria zione da parte dello Stato e non della società di ciò che si è espropriato — si desume il fallimento del pensiero stesso di Marx, in quanto elabora zione di forme di rivoluzione non sociale ma po litica 11 . Da questi interventi si può ricavare una sem plice equazione: dal momento che le società di tipo sovietico costituiscono la proiezione pratica di un modello teorico determinato e dal mo mento che sono in crisi, anche il modello cui esse si ispirano è, consequenzialmente, in crisi. Non che un ’ impostazione del genere non abbia una qualche legittimità. L ’ attenzione, infatti, è ri volta a paesi in cui prassi e ideologia presentano un forte carattere di omogeneità. Sarebbe però opportuno introdurre una distinzione tra l ’ es senza economico-sociale di un sistema e la sua manifestazione ideologico-culturale e politica. Ora, l ’ approccio analitico in esame sembra rife rirsi quasi esclusivamente a questo secondo livel lo, che potremmo definire «sovrastrutturale», ma considerare assai poco il primo, «strutturale» 12 . Se l ’ analisi si fosse incentrata sulla reale dimen sione strutturale di queste società sarebbe appar so evidente lo scarto esistente tra esse e il model lo di socialismo tratteggiato da Marx ed Engels. Ci si è invece limitati, principalmente, al feno menico, dal momento che l ’ obiettivo polemico posto non era tanto il «socialismo reale» quanto il pensiero marxiano. Si è così accettato per buo no quello che una società «dice di essere» e non quello che essa è. In altri termini: una rigorosa
7 lbtd. , p. 90. 8 L uciano C afagna , Democrazia conflittuale e crisi del marxismo, in MO, 1978, 5, pp. 71-78. Dello stesso autore si veda anche, Il leninismo tra passato e futuro, in MO, 1978, 12, pp. 65-75: «Questa “ crisi del marxismo ” si riassume dal punto di vista fattuale nella evidenza, finalmente dilagata, che alla operazione espropriativa pro mossa in nome del marxismo non si sia accompagnata la preconizzata riappro priazione da parte proletaria», p. 73. 9 ID., Democrazia conflittuale e crisi
del marxismo, cit., p. 72. 10 ID., Il leninismo tra passato e futu ro, CIT., P. 73. 11 Anche Salvadori mette in forte rilie vo il «giacobinismo» di Marx. Si vedano al proposito: MASSIMO L. SALVADORI, Da Marx ai «socialismi reali», in MO, 1978, 2, in partic. p. 80, e 11 giacobini smo nel pensiero marxista, in MO, 1982, 5, pp. 100-111. Per una precisa messa a punto e periodizzazione del giacobinismo in Marx ed Engels, si ve da, A ldo Z anardo , Riforme e rivolu zione nell'opera di Marx ed Engels, in
AA.W ., Riforme e rivoluzione nella storia contemporanea, a cura di Guido Quazza, Einaudi, Torino 1977, p. 3-59. In partic. pp. 9-12 e passim. 12 Per la distinzione tra approccio di ti po «strutturale» e di tipo «sovrastruttu rale», cfr. l ’ interessante saggio di G. BATTISTA V accaro , Marxismo e socia lismo reale. A proposito di Mihàly Vay- da, in «Dimensioni», 1981, 19, pp. 85-93: In partic. pp. 86-87.
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